On Wednesday We Review… “Lemonade” by Beyoncé

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Avete presente Beyoncé? Superstar internazionale, icona del mondo musicale, macchina da soldi infallibile e diva incontrastata? Ecco, dimenticatevela.

Lemonade”, sesta fatica di Queen B, non è neanche lontanamente simile a nulla di ciò che la bella di Houston, Texas, ha fatto in precedenza.

Dopo “BEYONCÉ”, ultimo album di inediti pubblicato nel dicembre 2013, le aspettative erano altissime. Certo, cercare di fare meglio di album che ha venduto 80’000 copie nella prima settimana dalla sua pubblicazione, avvenuta a sorpresa, e che ha scatenato una tale onda d’urto da cambiare i connotati all’industria musicale è arduo. “I stopped the world” dice Bey in “Feeling Myself” con Nicki Minaj. Ha ragione, ma cosa fare una volta che il mondo inizia a girare di nuovo?

Nonostante Beyoncé non debba più temere di perdere popolarità nel caso in cui il suo lavoro non incontrasse i gusti del pubblico, la sua personalità perfezionista e propensa alla sfida di se stessa in primis (è della Vergine) non poteva che spingerla a fare l’impossibile. Ma come?

Forse facendo un passo indietro per farne due avanti.

Due passi più avanti c’è “Lemonade”.

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Mi tratterrei dal definire questa la recensione di un disco, perché mi tratterrei dal definire “Lemonade” un disco. È più un’esperienza, ecco. Una vera e propria esperienza che Beyoncé estrapola dalla sua stessa vita per trasporla in arte, non solo musica. Non è mai stata così esposta, mai così umana. Certo, toccanti ballate Beyoncé ne ha pubblicate, ma esse esploravano solo le acque superficiali di una vita che ha raggiunto livelli di tale straordinarietà da non poterci riuscire senza crearsi qualche anfratto ombroso.

Non ci sono figure retoriche, nessun messaggio subliminale, nessuna ‘menzogna artistica’. È tutto come appare, tutto alla luce del sole e noi lo attraversiamo come in un viaggio; magari da semplici spettatori, magari no.

Il tema è delicato e da subito si intuisce che la via sarà pericolosa: il tradimento.

Quante teorie sono emerse prima di questo album, sussurri e pettegolezzi, e che tempesta mediatica si è scatenata dopo la sua pubblicazione, ora che tutti sanno, in un modo o nell’altro. Ma non concentriamoci su questo, se volete il gossip c’è Twitter.

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Lemonade” ci arriva sotto forma di cortometraggio: 1 ora, 5 minuti e 22 secondi; 11 capitoli, 12 canzoni, innumerevoli outfit.

Non starò qui a descrivervi il contenuto del corto, ma sapere che sia stato concepito come tale vi da l’idea della funzione dell’album stesso e quindi delle canzoni che vanno a comporlo. Non è infatti un caso che le canzoni a se stanti non trasmettano neanche lontanamente le sensazioni del cortometraggio. Parliamo proprio di queste sensazioni.

Intuizione, Negazione, Rabbia, Apatia, Vuoto, Responsabilità, Riforma, Perdono, Resurrezione, Speranza e Redenzione. Mettete insieme i pezzi e capirete i toni su cui si sviluppa tale viaggio.

Beyoncé ci porta attraverso la sua esperienza e ce la fa sentire nella sua interezza, con tutte le sfaccettature umane che si sprigionano quando ci sentiamo traditi, feriti e arrabbiati.

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I visual sono variegati: dalle riprese della vita di ogni giorno dell’artista a teatrini di pelle e latex illuminati da luci al neon, scene di una semplicità campestre, natura e storia, visioni oniriche e quadri urbani. Bey ci mostra tutto in un ordine sparso ma nell’interezza dell’opera si evince una specie di ritorno alle origini, un tornare indietro al principio di tutto per capire come affrontare il momento presente. In buie parentesi danzano figure inquietanti, lascive e violente, in una rappresentazione dell’errare umano che ne è tipico ma mai sbagliato, ma naturale e magari liberatorio nel suo eccesso. In questo viaggio all’indietro (o all’interno, anche), Beyoncé ha l’opportunità di contemplare situazioni più grandi che si affacciano alla sua storia e la toccano personalmente. Si sa che, soprattutto con l’ultimo album ma fondamentalmente da sempre, Queen B è vicina a battaglie sociali riguardanti i diritti civili come quella delle donne e delle persone di colore. Il singolo apripista di “Lemonade”, “Formation”, aveva già mostrato una più spiccata propensione a tali temi accendendo un infervorato dibattito sui social media. La canzone, il video e la finora unica esibizione (eseguita non meno che durante l’intervallo del Superbowl, affiancata dai Coldplay e Bruno Mars) hanno fatto storcere la bocca a quelli che, magari per i propri interessi, avrebbero preferito che Bey scindesse politica e musica. Ma come si può? Quando la musica cresce tanto radicata nella vita dell’artista, come può essa non parlare di ciò che non va? E se “Formation” era l’entrée, “Lemonade” è il pasto completo.

Beyoncé è una donna di colore e, come dice Malcolm X in uno degli audio campionati per il cortometraggio, non c’è persona più trascurata, privata di rispetto e di protezione, in America, di una donna di colore. Come non arrabbiarsi? Con la canzone “Freedom”, affiancata dal rapper Kendrick Lamar, Bey crea un inno per le persone di colore che, negli ultimi anni, in un modo sempre più spaventosamente simile ai tempi della segregazione razziale, vengono oppresse e attaccate sotto gli occhi di tutti. Una nota amara percorse le immagini quando vengono inquadrate le madri delle vittime di odio razziale, come Lesley McSpadden, madre di Michael Brown, che mostrano impassibile le foto dei loro amati. Persone vere. Beyoncé è esplicita e ci sbatte in faccia la verità per farci comprendere che questa non è finzione artistica, ma è vita vera. Ma c’è anche della dolcezza nel riscoprire le proprie radici e Beyoncé ce la trasmette con le riprese dei verdi campi del sud, delle case coloniali e delle donne di colore in bianchi abiti estivi, giovani o anziane che siano. Le radici dell’artista emergono anche in un’altra canzone dal titolo “Daddy’s Lesson”, un’incalzante inno country dal sapore blues accompagnato da una chitarra e poco più.

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Beyoncé ha esplorato se stessa e le sue origini, quello che è e quello che non può essere e ora si conosce, abbastanza da riprendere in mano la sua vita e farla andare avanti per il meglio. Attraverso momenti di dolce struggimento come quelli di “Pray You Catch Me”, “Sandcastels” o “Forward”; ma anche di rabbia e arroganza, frustrazione e sfogo come quelli di “6 Inch” o “Don’t Hurt Yourself”, Beyoncé giunge infine a fare i conti con la verità del tradimento, del vacillare di una delle colonne portanti della sua vita e delle conseguenze che questo causa. Come andare avanti, da qui in poi? Come risolvere tutto?

Alla fine Bey perdona chi l’ha tradita perché è così che fanno le persone, perdonano per poter andare avanti e redimere i loro errori e quelli altrui. In una vita tanto grande, complessa ma bellissima, si combatte per ciò che si ama prima di abbandonarlo. Sulle note di “All Night” guardiamo Beyoncé, Jay-Z e Blue-Ivy sorridere insieme nella loro quotidianità, sereni. Non sapremo mai cosa è realmente successo ma Beyoncé non voleva che tutto ci fosse chiaro, e quindi lo accettiamo.

Se vi interessate di musica non perdete la rubrica #MusicFriday, dove ogni settimana vengono raccolte le canzoni e gli album più succulenti del mondo!

Un’altra particolarità del corto e dell’album sono le apparizioni: Serena Williams, Zendaya, Winnie Harlow e Quvenzhané Wallis, ma anche la giovane poetessa Warsan Shire, di cui Beyoncé recita molti versi come intermezzi alle diverse canzoni; ci sono poi featuring come quello di Jack White, ex metà degli White Stripes chiamato per infondere il suo delirio rock al brano “Don’t Hurt Yourself”, il languido The Weekend che presta la sua dolce voce in “6 Inch” e infine James Blake, che riveste il ruolo di produttore in “Forward”.

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Alla fine del cortometraggio si ha la netta sensazione di essere giunti alla fine di un viaggio, sarà per la lunghezza del video o per le montagne russe a cui ci ha sottoposti; quella nostalgia agrodolce a cui seguono riflessioni personali infinite.

Musicalmente parlando, “Lemonade” è un album più che valido. Trasuda Beyoncé da ogni brano, ma una Beyoncé diversa che, nei suoi lavori precedenti, era solo apparsa filtrata, in qualche modo. Ogni brano ha una grande potenzialità, nonostante ognuno sia calibrato alla perfezione per contribuire all’interezza dell’album e che, estrapolati e venduti in forma di singolo, potrebbero essere percepiti in maniera differente. Su un piano commerciale, i brani più radiofonici dell’intero album, oltre al già citato “Formation”, sono “Hold Up” e “Sorry”. Il primo ci fa sentire leggeri e spensierati, con il suo ritmo caraibico che ci fa sentire dolce l’aria primaverile che entra dalla finestra e ci fa sognare l’estate (non mi stupirei se tale brano diventasse una specie di tormentone estivo). Il secondo, con i suoi suoni sintetici e cristallini, punta sull’orecchiabilità del ritornello e sulla dualità del testo, che coglie quell’indecisione tra preoccuparsene e fregarsene che tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta. Altri brani potrebbero fare molta strada nelle classifiche: “6 Inch” potrebbe cavalcare quel gusto per l’RnB scuro e accattivante di cui lo stesso The Weeknd è rappresentante e “Freedom”, una canzone potente nel significato quanto nella forma, potrebbe trovare dei buoni ascoltatori anche fuori dalle schiere di fan di Beyoncé. Persino “Don’t Hurt Yourself” sembra avere del potenziale, per quanto atipico nel repertorio di Beyoncé, cosa che potrebbe allontanare i fan quanto chi ha solo bisogno di sapere chi è l’artista per voltarsi disgustato.

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In conclusione, “Lemonade” è un gran bell’album. Nella mia umile opinione, tanto bello da fare seria concorrenza ad album come “4” o “Dangerously in Love”. Di questo album apprezzo l’anima controcorrente e sfacciatamente personale. Beyoncé è ormai diventata maestra indiscussa del meccanismo pop, quindi se ne discosta lievemente, rinnovandosi. Paradossalmente, tale lavoro sembra aprire un’infinità strada di possibilità a Queen B nella sfrenata corsa delle pubblicazioni musicali, facendoci rabbrividire entusiasti all’idea di quale possa mai essere il passo successivo.

 

Voto: 10/10

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One thought on “On Wednesday We Review… “Lemonade” by Beyoncé

  1. […] avete presente Beyoncé, sì? Beh, per Lemonade abbiamo dovuto creare un articolo a parte e quindi andate a leggerlo. QUI […]

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