La Memoria del Futuro – Intervista ai personaggi

la memoria del futuro

Buongiorno a tutti voi e buon anno!

Diego Cereda, il nostro boss, mi ha concesso questo spazio per poter parlare del romanzo che ho scritto insieme alla mia amica Simona Ingrassia, La Memoria del Futuro, che potete trovare in vendita su Amazon, in formato ebook.

Simona ed io abbiamo pensato ad un’idea che speriamo possa piacervi.

Un’intervista ai nostri personaggi.

Dato che questi tre soggetti ci perseguitano da tempo, in particolare uno di loro, abbiamo deciso di provare ad intervistarli.

Non sarà facile perché uno è un nerd asociale, sempre chiuso in se stesso, o meglio, chiuso nei vari laboratori o librerie a studiarsi l’ennesimo mattone; dall’altra parte abbiamo invece uno che bisogna mettergli il bavaglio per evitare che dica troppo e, infine, c’è la donna di turno che non ama per niente raccontare i suoi segreti (visto che ne ha diversi) anch’essi custodi di altri segreti.

E come avevamo previsto sembrano davvero difficili da trovare.

Proviamo a vedere nella libreria.

Ecco là Curtis che legge e, ovviamente, neanche si accorge di noi, le sue creatrici.

Jason si avvicina a noi scuotendo la testa divertito. “Non fateci caso, ragazze, con il nerd è sempre così. Lui è sempre immerso in libroni cartacei e obsoleti. Giuro che non capisco come faccia a essere affascinato da quelle cose obsolete. Lui che è nato e cresciuto nella più grande azienda a livello medico e tecnologico del paese, se non del mondo intero.”

Proviamo ad avvicinarci e chiedere con tatto:

“Che cosa stai leggendo di così interessante Curtis?”

“E’ uno dei testi più importanti per gli appassionati di informatica come me. Anche se a me non servirebbe, è rilassante leggerlo. So che magari sembrerà arabo per voi; sono i codici fondamentali su cui si fanno le ossa tutti i novellini della programmazione.”

Jason alza gli occhi al soffitto: “In realtà li ha inventati lui certi codici…”

“No, questi no, te lo posso assicurare amico.” risponde il ragazzo alzando gli occhi al cielo.

“Dai, non è un mistero per me che hai la tendenza a sottovalutarti. Sei un mago con ogni dispositivo su cui metti le mani.”

fate

Proviamo a fare due colpi di tosse per far sì che si accorgano di noi.

I due ragazzi si girano. Curtis sorride timido. “Scusatemi. Mi perdo quando parlo delle cose che amo di più.”

“Siamo qui per intervistarvi. Però manca qualcuno. Lei dov’è?”

Poco dopo vediamo Dalia avvicinarsi ai due ragazzi.
“Eccola. Finalmente sono al completo. Possiamo cominciare.”

“Cosa stavi facendo?”

La bionda arrossisce: “Lavoro per il min… la Chapman…”

Curtis la guarda incuriosito. Non gli è sfuggito quel lapsus.
“E’ una dipendente dell’azienda di famiglia. E per una volta ne sono contento.”

Jason ha assunto un’aria sospettosa da quando è arrivata Dalia. E’ sempre stato così del resto.

“Che lavoro fai di preciso?”

“Sono una ricercatrice. Mi piace molto creare qualcosa che sia in grado di curare le malattie. Avrei voluto essere un medico vero e proprio, ma temo di non essere in grado di interagire con i pazienti. Sono molto impacciata. Qualcuno potrebbe pensare che io sia fredda.”

“Infatti…” borbotta Jason.

“Sono stato accusato anche io di essere freddo. Nel mio caso ho avuto un perfetto insegnante nel saper interagire con le persone. Devi saper fingere, per poter vendere quello che produci e se non conquisti le persone, non vendi. Mio padre ce l’ha messa tutta per farmi diventare un suo clone. Io però sono sempre stato uno spirito libero.” replica Curtis pensoso.

“Me lo ricordo bene, purtroppo. Io, invece, ho avuto la fortuna di avere una famiglia normale… in apparenza. Sono io quello che non sono normale e non voglio esserlo. Mi sono fatto anche la nomea di teppista e mi piace.” dice Jason soddisfatto.

“Vi capisco, Curtis e Jason. Anche io vorrei essere me stessa, però temo di non esserne capace. Ho messo così tante maschere da non trovare più la mia. Forse per questo mi sento viva solo davanti ad un vetrino.” dice Dalia con aria triste.

Curtis sorride timidamente. “Curioso. E’ la stessa sensazione che ho io quando traffico con i codici e i circuiti. Una volta mi bastava la presenza di mia madre o il profumo di quello che lei preparava per sentirmi vivo. Adesso è molto difficile che accada.”

third book

Ci guardiamo per un attimo e sospiriamo.

“C’è qualcosa che vi diverte fare oltre al vostro lavoro?”

Jason comincia a ridacchiare. “Dai nerd dillo. Lo so che ci stai pensando.”

Curtis arrossisce e Dalia lo fissa incuriosita e ciò provoca altro nervosismo in Jason.

“Adoro le discoteche. Mi piace mescolarmi in mezzo alla folla e ballare fino allo sfinimento.”

“Il che contrasta parecchio con l’immagine di nerd che il tuo amico Jason descrive, mi sembra.”

Curtis scrolla le spalle. “Lui si diverte a prendermi in giro, credo che sia nel suo carattere farlo.”

“E tutto sommato diverte anche te, vero?” chiede Dalia.

Il giovane Chapman annuisce. “Come ho detto è nel suo carattere e lo apprezzo anche per questo. Io sono troppo serio.”

“Ok, siamo arrivati alla fine di questa intervista. Però vogliamo lasciarvi la parola un ultima volta. Se c’è qualcosa che volete dire ai nostri lettori, un messaggio che volete far passare. Qualsiasi cosa.”

“Nel nostro tempo la ricerca è riuscita ad andare oltre la sperimentazione animale. Ci vorranno ancora tanti anni per voi. Intanto non denigrate la scienza perché è tramite essa che la vostra vita migliora.” afferma Dalia in tono greve.

Il giovane Chapman fa un gesto con la testa di assenso: “Sono perfettamente d’accordo con te, Dalia. La scienza e la conoscenza sono le armi migliori che possediamo per migliorare la vita. Non si dovrebbe mai avere paura di questo.”
Jason osservò entrambi. “Ragazzi miei come siete seri. Però una cosa la voglio dire anche io. Non abbiate paura di essere come siete. Nel futuro la bisessualità e l’omosessualità non sarà più un problema, ma un fatto accettato da tutti. Io sono bisessuale, non mi sono mai nascosto e non potrei essere più felice di così per questo. Sono me stesso. E’ la mia personalità a definirmi, non ciò che amo fare sotto le lenzuola.”

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