La madre che mi manca – Joyce Carol Oates

la madre che mi manca

Ho finito questo libro da più di un mese, solo che ho avuto bisogno di rimuginarci su più del necessario perché mi ha lasciato dentro sentimenti contrastanti.

Joyce Carol Oates è sicuramente un’autrice che sa il fatto suo, ha uno stile piacevole, in cui intervalla momenti passionali ad altri più riflessivi.

La madre che mi manca è un racconto semplice e doloroso, narrando della perdita della madre della protagonista, Nicole “Nikki”.

La morte di un genitore è già di per se una sofferenza immane, difficile da superare, quando poi c’è di mezzo un omicidio come in questo caso, diventa ancora più difficile da accettare.

Nikki ha sempre voluto bene alla madre Gwen, solo che le due sono sempre state molto diverse, troppo diverse, per riuscire a capirsi fino in fondo: Gwen era una persona molto buona, impegnata in diverse attività, desiderosa di far felici almeno gli altri, dato che la sua vita non è sempre stata così felice.

La donna si è portata in casa il suo assassino, un ex tossicodipendente, che lei stava aiutando tramite la parrocchia, offrendogli un lavoro come autista.

E purtroppo è stata ripagata nel modo peggiore, venendo rapinata e uccisa.

Un fatto molto realistico che aiuta il lettore a sentirsi più parte della vicenda.

Nikki viene travolta dalla morte della madre, in tutti i sensi, avendone trovato lei il cadavere,  è costretta a testimoniare. Viene aiutata un po’ dalla sorella più grande, Claire, che, a differenza della ragazza, si è sposata e ha dei figli.

Nikki viene considerata una pecora nera, anche se è una giornalista famosa, perché è legata ad un uomo sposato, un famoso rocker, che fa anche programmi alla radio coutry.

E proprio la vita privata di Nicole, a mio parere, è uno dei punti dolenti del libro, dato che gronda cliché e luoghi comuni a gogò: uomo di mezza età, con pancetta, brutto come il peccato, con famiglia disastrata, figlio ribelle e moglie gelosa e il tutto ovviamente affascina la protagonista. Io non sono riuscita a sentirmi parte di questo suo lato proprio per i luoghi comuni: tra le cose veramente inutili ho trovato l’incontro tra Nicole e l’ex moglie.

la madre che mi manca2

E ovviamente il nuovo compagno presenta altri cliché: uomo buono, un po’ rude, affascinato dalla bellezza di lei, dalla sua ingenuità. Nei frangenti della sua vita privata non posso fare a meno di notare che Nicole sia molto vanitosa, ci sono un sacco di descrizioni di se stessa come donna bella e affascinante che fa girare la testa agli uomini e la vanità a me piace poco sia negli uomini che nelle donne.

Questi i difetti, i pregi per fortuna sono maggiori.

Il dolore devastante della ragazza dopo la morte della madre colpisce al cuore, il suo volersi riappropriare dei ricordi di Gwen per poterla conoscere e vivere meglio è umano, molto umano. In quei momenti le due donne si parlano, si comprendono, come mai hanno fatto prima.

Le lunghe giornate di Nicole nella soffitta della madre, a rovistare nel suo passato, la sua voglia di vivere in quella casa, la casa della sua infanzia, me l’hanno fatta sentire vicina, molto vicina. Anche io so che soffrirei a dover vendere la casa dove ho vissuto e pretenderei di andarci ad abitare pur di non perdere, cercherei un contatto con il passato della persona che ho perso, in modo da averla ancora accanto a me.

I dialoghi con la zia, la sorella del padre, quelli con la prima fiamma della mamma sono un’altra tappa fondamentale del percorso di elaborazione del lutto, della voglia di non perdere del tutto la madre, a cui la ragazza si sente vicina come non mai, arrivando a ripetere i suoi gesti, come fare il pane o curare i fiori.

Questa parte del libro è indubbiamente universale e molto ben riuscita, l’altra no.

In conclusione è un bel romanzo, non un eccelso, che consiglierei soprattutto a chi ha perso qualcuno di recente.

Può essere sicuramente di aiuto.

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