On Wednesday We Review… “Jagged Little Pill” by Alanis Morissette (Throwback Version!)

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ALANIS MORISSETTE – “JAGGED LITTLE PILL”

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Un po’ di mesi fa, aggiornando il mio MacBook e, di cosneguenza, la mia libreria iTunes, fui piacevolmente sorpreso nel vedere che il programma stesso aveva stilato diverse play-list di brani in base a diversi criteri: genere, artista, tipologia di album e, soprattutto, periodi. In quest’ultima categoria, una play-list in particolare ha colto la mia attenzione, ovvero quella intitolata “‘90s”. Premetto che non ho mai detto a me stesso di amare la musica degli anni novanta, eccezion fatta per i Nirvana o il primo album di Britney Spears, ma ora capisco che era solo perché non sapevo le perle che questo decennio ha donato alla musica pop. Sto parlando di Björk, delle Hole, di Jeff Buckley, Elisa, Rufus Wainwright e qualcosa di Madonna. Preso da un’irrefrenabile frenesia, una specie di “febbre da ‘90s”, ho fatto ricerche sull’Internet per procurarmi il meglio della musica di quel decennio e, nella lista, ho trovato un album che quasi mi ero dimenticato, nonostante questo se ne stesse nella mia collezione di CD (quelli fisici, quando iTunes o Zippyshare non mi si erano ancora palesati) da non pochi anni: “Jagged Little Pill” di Alanis Morissette.

Pubblicato nel 1995, l’album ha fatto di nuovo capolino nel mio radar giusto in tempo per che io realizzassi che proprio quest’anno, proprio come me, avrebbe compiuto vent’anni tondi tondi. Inutile dire che, per una questione di rispetto, l’ho ascoltato ininterrottamente per cinque o sei giorni. La domanda che mi sono fatto è stata: “Dove sei stato tutta la mia vita?”

A ricordarmi di questo prestigioso compleanno, poi, è venuto in soccorso Internet, sparandomi in bacheca (che fosse questa di Facebook, Tumblr o Twitter) video di magnifiche performance “rivisitate” della stessa Alanis Morissette su diversi programmi tv: “Ironic” completamente cantata con versi di gallina al Tonight Show di Jimmy Fallon (con Meghan Trainor, attenzione) ma soprattutto la versione 2015 della stessa canzone, con riferimenti a Tinder e Waze, Facebook, Snpachat, IPhone e tante altre disgrazie moderne, insieme a James Corden nel suo Late Show.

Mi vergogno quasi a dire che le uniche due canzoni dell’album che conoscevo prima di questa riscoperta fossero “Ironic” e “You Oughta Know”, ma è la cruda verità.

Il primo di questi due brani è indubbiamente il più famoso dell’intero repertorio di Alanis Morissette, inconfondibile nella sua sguaiata gaiezza (nonostante il testo, una lista di ironiche disgrazie, grandi o piccole) e impresso a fuoco negli annali della musica pop da un video di una semplicità e di una bellezza unica. Io stesso, ormai patentato, mi sono ritrovato ad urlare il ritornello a squarciagola durante la guida. Peccato solo non fossi in compagnia di tre miei doppleganger e non indossassi quei magnifici maglioncini.

Il secondo brano invece, nonostante non risuoni altrettanto familiare al pubblico italiota, godette di un successo notevole, vincendo persino un Grammy come “Miglior Canzone Rock” alla premiazione del 1996. Il testo della canzone è un classico pop: un relazione fallita su cui la cantante rimugina con rancore e amarezza, nonostante affermi di volere solo il meglio per il suo ex-fidanzato. Un colpo facile, senza dubbio. Ma sfido a trovare canzoni dai temi così universali che, a distanza di vent’anni, riescano ancora a permetterci di dar voce in modo così immediato e sollevante. Il segreto di questo effetto potrebbe risiedere tanto nella formula di “Jagged Little Pill” tanto quanto nel modo in cui questi si è imposto nel decennio che ne ha visto la pubblicazione.

Gli anni ’90 sono stati un decennio di cambiamenti, rivelazioni, progressi e ribellioni. L’arrivo di Internet aveva unito il mondo, finendo col far sentire tutti più soli, più incompresi e più insofferenti e, nel frattempo, i Nirvana cantavano (o meglio, urlavano) proprio di questo. I giovani degli anni ’90 si sentivano di dover vivere nel “nuovo mondo” come i suoi Dei o i suoi Reietti. La leggerezza di “Jagged Little Pill” fu una ventata d’aria fresca per tutti.

Io non posso dare giudizi personali, avendo all’epoca della pubblicazione dell’album ancora un mese e mezzo d’attesa prima di nascere, ma con una conoscenza sommaria degli anni 90’ e di ciò che li caratterizzò non è difficile capire perché l’album fu, e non sto scherzando, il più venduto dell’intero decennio.

Tra i nuovi “fenomeni easy-made” e gli idoli alternativi dei giovani insoddisfatti, Alanis Morissette fece capolino nel panorama musicale con una naturalezza sconvolgente, senza alcuna pretesa di far divertire le masse o di farle insorgere a tutti i costi (senza nulla togliere a queste sacrosante abilità), semplicemente voleva sfogare sentimenti repressi e, dopodiché, sentirsi meglio, un album liberatorio. Non un album felice, sia chiaro.

Con “You Oughta Know” che si aggiudicò il titolo di “ultimate bad-break up song”, i toni per l’album sono impostati sin dall’inizio: un viaggio dolce-amaro tra le piccole-grandi sfortune della vita di chiunque, uscendone un po’ più ammaccati e un po’ più saggi.

“I’m lost but hopeful, baby” canta Alanis all’inizio di “Hand In My Pocket”, altra piccola perla dell’album, racchiudendo in poche parole l’intero senso dell’album. Una spensierata fede nel fatto che, nonostante tutto, la vita è meravigliosa. Non nega che a volte la vita faccia schifo ma non si crogiola nemmeno nella negatività che ne seguono, non prende alla leggera certe emozioni e certe esperienze ma non attribuisce loro uno straziante peso. Tra maturità e leggerezza, Alanis Morissette costruisce un album culto della musica pop grazie all’unica, semplice regola che dovrebbe essere alla base di ogni progetto musicale inteso per il grande pubblico: la musica accompagna le persone nella vita reale e di questo dovrebbe parlare, con i suoi alti e i suoi bassi, senza dare per scontati ne gli uni ne gli altri.

La solidità del successo di questo album nel tempo potrebbe attribuirsi ad innumerevoli fattori, dalla nostalgia di chi lo ascoltava da ragazzino al suo essere senza tempo, fino ad arrivare all’influenza incisiva che questo ha apportato alla musica pop (è stato citato come fonte di ispirazione da numerosi artisti dei primi anni 2000, come P!nk, Shakira e Avril Lavigne), ma la verità è che dovremmo chiederci di meno il perché delle cose e godercele per come sono. “Jagged Little Pill” è un gran bell’album.

Musicalmente parlando, nonostante le sonorità si allontanino dal dance/bubblegum-pop a cui Alanis Morrissette era abituata, l’album si rivelò perfetto per i gusti del pubblico di allora con il suo pop-rock fortemente influenzato da generi come l’alternative rock e il post-grunge, rendendolo una via di mezzo tra quelle due correnti da me citate poco fa. “Jagged Little Pill” è uno di quegli album che mischia così sapientemente generi a forte presa mainstream a sonorità reputate “più profonde” da piacere a tutti. Sfido a trovare qualcuno che non si sia ritrovato ad anche solo canticchiare “Ironic” e, se c’è qualcuno, mi dispiace ma costui/costei è fondamentalmente una persona snob. Quest’ultimo brano, insieme ai già citati “You Oughta Know” e “Hand in My Pocket” hanno poi raggiunto una status quo di veri e propri classici, assicurando all’album una lunga vita nella memoria del pubblico.

Se non mi credete, fate questo esperimento: scaricatelo (legalmente o no, non sono qui per giudicarvi), trovatelo su Spotify, setacciate la vostra collezione di CD se vi ricordate di averlo fisicamente, schiacciate play e ascoltatelo.

Ma non limitatevi ai tre brani di cui ho appena parlato, no.

Ascoltate “All I Really Want” e sfogate la vostra parte più frustrata e agitata della vostra anima.

Ascoltate “Forgiven” e fatelo in modo religioso, come le parole stesse del brano, la “Like A Prayer” post-grunge di Alanis Morissette.

Ascoltate “You Learn” e scioglietevi un po’, fate pace con le piccole cose che non vanno e poi fate qualcosa di liberatorio(Alanis suggerisce di girare per casa nudi, se vi interessa) perché a volte serve.

Poi ascoltate “Head Over Feet” e lasciatevi andare alle emozioni anche se non siete proprio il tipo.

Infine, ascoltate “Wake Up” e aprite gli occhi su un mondo che ha indubbiamente molte cose che non vanno, tra violenze e odio, ma soprattutto sull’apatia che dilaga.

Quest’ultimo brano si rivela così attuale da far rabbrividire, facendoci pensare che in vent’anni, nonostante i cambiamenti e il progresso portato avanti dagli anni ’90, alcune cose non sono affatto cambiate. Pensate anche a questo, poi scuotetevi le spalle e pensate che, se “Jagged Little Pill” vi ha insegnato qualcosa, c’è sempre qualcosa da scoprire guardando avanti sulla strada, come umanità, speranza e un po’ di luce.

Quando anche “Wake Up” sarà finito, fate ripartire l’album da capo e stavolta limitatevi a cantarlo a squarciagola anche se non sapete le parole, ballate in camera vostra, in macchina, in ufficio, a scuola o anche alla fermata del pullman, non pensateci troppo, godetevi il momento. Perché nonostante tutto la vita è bella… non è ironico?

P.S. Aggiungerò un voto anche se mi sembra superfluo, avete già capito che lo amo.

Voto: 10/10

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