On Wednesday We Review… “Confessions on a Dancefloor” by Madonna (Throwback Version!)

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MADONNA – “CONFESSIONS ON A DANCE FLOOR”

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Dieci anni fa qualunque fan di Madonna che avesse l’età giusta per guardare alla carriera della Regina del Pop con qualche anche solo vago senso di critica e obbiettività, riconosceva che non era proprio un bel periodo. L’ultimo album di Miss. Ciccone, intitolato “American Life” aveva lasciato tutti un po’ a bocca aperta mostrano una donna tutta nuova in un album che sembrava essere nato più per Madonna stessa che per i fan. Ovviamente, nonostante una bellezza intrinseca nella vulnerabilità mostrata dall’artista e un’innegabile qualità musicale nell’album (che ottenne bel due nomination ai Grammy Awards del 2004), questo “ritratto americano” ha scontentato i più, ritrovatisi confusi da un album che parla di confusione e da una Madonna diversa nel non voler fare nulla di diverso. Tra una lamentela e una lacrima, si pregava per la svolta.

La speranza che Madonna, mostro scaro del reiventarsi e del trasformarsi, capace di sorgere come la mitica fenice ogni volta che viene bruciata, non deluse nessuno di noi.

Il 17 ottobre 2005 esce il nuovo singolo della Regina, dal titolo “Hung Up”. Ed è subito la vecchia gloria, tutta di nuovo.

Il brano viene costruito ad arte per diventare una hit e, poiché sempre di arte parliamo, diventa naturalmente uno dei pezzi della più squisita qualità di Madonna stessa. La vibe anni ’70 dell’album ci cattura subito e mentre alziamo il volume della radio ci sembra di sentire una versione HD di “Into The Groove”, brano di Madge stessa targato 1985. Troppo vintage per non essere un successo del nuovo millennio. La canzone raggiunge il vertice delle classifiche di ben 41 paesi e diventa la sua 36esima hit nei soli Stati Uniti, portandola al pari con niente popò di meno che Il King, Elvis Presley in persona. La critica impazzisce estatica per il ritorno di un’artista che i più tra loro non avevano risparmiato dal dichiarare “senza nulla da dire”. In particolar modo viene lodata la capacità di modernizzare suoni così legati alla sub-cultura dance degli anni ’70 amalgamandoli con ritmi da discoteca del 21esimo secolo senza nemmeno una sbavatura, confezionando un prodotto non noioso e scontato. Il nome di Donna Summer, icona degli albori della dance, esce più e più volte come quello dei leggendari ABBA, anche grazie al sample piazzato ad opera d’arte del brano “Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight)”, per cui Madonna ha preso carta e penna e scritto ai diretti interessati chiedendo di utilizzare il loro materiale e, fortunatamente, vendendosi accettata la richiesta.

Dopo una partenza così brillante ci si aspettava, ovviamente, che il prossimo album della Regina tenesse alto il morale tanto quanto il singolo apripista e se qualcuno aveva già iniziato a dubitarne, si sarebbero trovati ben presto zittiti.

“Confessions on a Dance Floor” esce l’11 novembre 2005 ed è più acclamato di quanto lo possa essere un Royal Baby. Critica e pubblico, sono tutti innamorati.

Madonna ci torna a far ballare perché, tristemente, è tutto quello che vogliamo fare ascoltandola. Non si nega, tuttavia, di portare la dance ad un livello più spirituale. Perché chi se non Madonna può vedere la sacralità di un luogo di culto anche nella pista da ballo? Chi può scegliere la danza come metodo di preghiera e redenzione? Nessuno.

Il titolo dell’album non è dato a caso perché esso è davvero la colonna sonora di una specie di nuova religione dove la danza, il divertimento, la notte e la musica diventando elementi spirituali con il quale si può riuscire ad esorcizzare le insicurezze e i limiti che abbiamo come umani ma anche le costrizioni di una società che ci dice come dobbiamo apparire, parlare, comportarci e addirittura pensare. Per Madonna ha inizio qui, all’età di 47 anni, la battaglia per riscattare l’immagine della donna matura nella cultura musicale pop, rifiutando di eclissarsi come molte prima di lei avranno fatto in favore di icone più giovani e piacenti.

La comunione tra corpo e spirito che la Regina ha voluto compiere nel suo album del 2005 è quasi palpabile tra le tracce che lo costituiscono, portandoci senza quasi accorgercene da un piano fatto di puro intrattenimento ad uno di riflessione più profonda. Una specie di viaggio al centro di se stessi a forza di synth corroboranti e passi di danza. Madonna spiega:

“Questa è la direzione del mio album. Ecco cosa intendevamo, fare un album che puoi passare ad una festa o nella tua macchina senza dover saltare una ballad qua e là. E’ non-stop”.

In effetti, l’intero album si muove su basi mid-tempo perfettamente ballabili senza dover però sfociare nella superficialità di significato del testo che spesso si accosta alla musica dance ed elettronica. L’album parte con canzoni fresche ed allegre (“Hung Up”, “Sorry”, “I Love New York”) e si insinua lentamente su territori più intrinsechi grazie a brani più cupi (“Forbidden Love”, “Isaac”, “Push” e “Like It or Not”); da questo viaggio introspettivo nascono le “Confessioni” di Madonna.

Ovviamente le controversie non sono mancate.

Alcuni rabbini appartenenti alla comunità Ebraica hanno aspramente criticato il brano “Isaac”, indicandolo come blasfemo nei confronti della loro religione e insinuando che parlasse del profeta del sedicesimo secolo Yitzhak Luria (il cui nome tradotto in inglese è proprio “Isaac”). Madonna ha smentito detta teoria, garantendo che dopo aver pensato di intitolare “Fear of Flying” optò per darle il nome di Yitzhak Sinwani che, nel brano stesso, canta una porzione del canto Yemenita “Im Nin’alu”. Far incazzare dei rabbini? Solo Madonna.

“Confessions on A Dance Floor” è un album che si ascolta tutto d’un fiato. Saranno le tracce congiunte o la naturalezza con le quali esse danzano nel siparietto notturno illuminato da una “disco ball” che Madonna ha voluto che ci dipingessimo in testa, come belle ragazze su pattini bianchi, ma fatto sta che alla fine dell’album ne vuoi ancora. Hai ballato, hai cantato, hai riso e ti sei lasciato andare all’ipnotizzazione dei synth, nella tua cameretta o in un locale pieno di persone, e alla fine l’hai sentito dentro ogni parte di te. Un album “intimo” non è un album “triste” e questo Madonna lo sa, lei è la psicologa della musica pop, una Sigmund Freud in completo di latex e borchie. “Intimo” è qualcosa che tocca ogni parte di te che si trova in profondità e che questa contenga malinconia o spensieratezza non importa. Madonna sa che per comprendere se stessi ci si deve guardare per interi e con questo album, che da qui a pochi mesi compirà 10 anni, ci fa sapere che siamo fatti di luci e ombre e che ballando possiamo scuotere entrambe tanto forte da farle uscire allo scoperto.

Qualcuno potrebbe dire che “quest’album è cos’ 2005!” e avrebbero torto. “Confessions on a Dance Floor” si colloca tra quegli album di Madonna che in un modo o nell’altro sono riusciti a diventare senza tempo, come “Like a Prayer” o “Erotica”, e guarda caso sono proprio quelli i suoi migliori album. Qualcun altro potrebbe cedere al pregiudizio che l’album è così bravo a suscitare: un album dance-pop di una ormai non più giovane diva che punta solo a farci ballare e a spillarci soldi. Madonna non è scema, non pensa che il business musicale si faccia solo con l’arte, ma sa che non si fa senza di quella. L’intera carriera di Madonna è il simbolo del compromesso del mercato musicale e gli anni che è durata sono la prova che lei ne è sempre uscita a testa alta.

Con le Throwback Versions della nostra rubrica vogliamo rispolverare gioielli del pop più o meno vecchi perché oggi più che mai ciò che è “vintage” sta lottando per far risorgere il proprio fascino e ci sta riuscendo, provandoci forse che il progresso corre troppo e che a volte è bello guardare indietro. Lo sappiamo, è anche difficile, per questo vi abbiamo proposto “Confessions on a Dance Floor”: un album vecchiotto che suona ancora più vecchiotto ma allo stesso tempo sempre fresco e attuale. Siete confusi? Tranquilli, poi passa, schiacciate play e iniziate a ballare.

Voto: 9/10

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