On Wednesday We Review… “Deja Vù” by Giorgio Moroder

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GIORGIO MORODER – “DEJA VU'”

Giorgio-Moroder-Déjà-Vu

La longevità è qualcosa di molto delicato nel mondo della musica.

Il pubblico cambia in continuazione e un artista dal successo abbastanza longevo toccherà molte generazioni, per non parlare di come una singola di esse possa appassionarsi a diversi artisti e generi musicali nell’arco della loro sola adolescenza. Bisogna trovare il modo di piacere sempre, di rendersi sempre “rilevante”.

La maestra suprema di quest’arte è sicuramente Madonna che vanta la più lunga carriera nella scena pop, sempre al top. Ma a che prezzo? Oggi stesso su Tidal (il controverso canale di musica streaming a pagamento di Jay-Z) è stato pubblicato l’ultimissimo singolo della Regina del Pop, “Bitch I’m Madonna”, che non esiterei a chiamare un guazzabuglio di elementi visivi mirati a prendere all’amo la gioventù party-harder/swagger-chic di oggi. Non proprio la scelta più azzeccata per una, seppur in splendida forma, ultra cinquantenne.

Cher, che agli albori di Madonna era giù una diva e un’icona affermata, ha capito che una volta arrivati al top, dopo si può solo scendere. Si è quindi ritirata dalle scene dopo alcuni album pubblicati con il solo per dare gioia ai suoi fedeli fan, senza nessuna mira di mercato e con una sete da #1 pari a zero. A cosa ti serve una numero uno quando sei già un icona?

Una hit da classifica di oggi, con alcune preziose eccezioni, è sicuramente un brano di foschia electro-dance con temi lascivi e/o scontati, portato avanti da personaggi discutibili, tantissimi personaggi discutibili in una sola canzone!

Sarebbe segarsi le gambe da soli.

E questa è una cosa che Giorgio Moroder, Italiano DOC, aveva molto bene in mente durante la lavorazione del suo primo album di inediti dal lontano 1985 (in pratica dal debutto di Madonna, già!).

Perché inseguire i gusti delle classifiche e scendere a compromessi quando si può fare un album (elettronico) di qualità e tenere alto il nome di una scintillante carriera?

Icona assoluta della musica dance, Giorgio Moroder è sconosciuto ai più tra i giovani e anche non tanto giovani mentre, soprattutto all’estero, egli è e resterà sempre un pioniere del suo genere, rinomato produttore e artista con il vanto di aver ispirato molto degli artisti più valenti e amati di oggi, tra cui due tipi francesi che si fanno chiamare Daft Punk che nel loro ultimo album, “Random Access Memories”, gli hanno persino dedicato una canzone. Il retaggio di un’icona. Tuttavia Giorgio Moroder ha voluto dare la prova che non si è adagiato sugli allori e ha voluto provare a tutti che nonostante i suoi 75 anni è ancora capace di produrre musica divertente e di alta qualità, senza doversi appoggiare a bassi martellanti e swaggate varie per farlo e, sorpresa sorpresa, senza tagliare fuori il pubblico più g-g-giovane.

“Deja Vù” è il super-anticipato album dell’artista Italiano e sin dalle prime voci ha accresciuto negli amanti della musica un interesse frizzante e genuino, soprattutto grazie alle portentose collaborazioni che questo avrebbe contenuto, arma segreta per attirare a se un pubblico più ampio e che si sarebbe potuta rivelare un successo quanto un amara sconfitta.

Grazie a dio tutto è andato bene.

Sia, Charli XCX, Mikky Ekko, Kylie Minogue, BRITNEY SPEARS (il caps-lock è d’obbligo) sono i nomi più succulenti tra quelli che appaiono nell’album.

Sia, reduce dallo straordinario successo del brano “Chandelier” tratto dal suo quarto album in studio “1000 Forms of Fear”, ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo partecipando a qualcosa che non avesse a che fare con lei girata di spalle o con la sua mini-me danzante Maddie Ziegler, anzi, collaborando con una vera e proprio leggenda in un brano che ci riporta ai suoi albori nella scena commerciale (ricordate di aver sentito parlare di Sia per la prima volta con “Titanium” e “She Wolf” di David Guetta, vero?). Il brano in collaborazione tra Giorgio e Sia è quello che da il nome all’album, “Deja Vù” appunto, ed è il brano che più tra tutti incarna l’allure anni ’70 dei tempi d’oro della dance-music, con un connubio paradisiaco tra un’accattivante linea funk di chitarra, violini e pianoforte… una cosa così in stile ABBA da non poter fare altro che stregarci. La caratteristica voce di Sia, tuttavia, la sentiamo più familiare e per questo riequilibra la ricetta, facendoci innamorare.

Ogni collaborazione dell’album contribuisce a costruire un album piacevole e brillante: “Diamonds”, che vede la collaborazione della giovanissima Charli XCX, è una magnifica ventata d’aria fresca sulla pista da ballo, con toni notturni dal cuore neon, che risuona nostalgica nei nostri cervelli da generazione Tumblr data la sua vena anni 2000, a cui tanto ci siamo affezionati tra cd di Hit-Parade o del Festival Bar; con Kylie Minogue invece, Giorgio Moroder incide “Right Here, Right Now” e ci vuole sentire cantare, perché nonostante nessun essere umano sia in grado di raggiungere le tonalità pixie-like della Fatina del Pop, mi sembra piuttosto difficile pensare che qualcuno riesca effettivamente a resistere a quel “There’s nowhere else but right here, right now!”, è invece Mikky Ekko (famosa per la sua collaborazione con Rihanna nel fortunatissimo brano “Stay”) che ci accompagna nella romantica “Don’t Let Go” prova che dance e sentimenti si possono sposare alla perfezione in un brano intenso e totalmente accattivante, trasmettendo un senso di libertà che in maniera preoccupante) molti di noi hanno bisogno di sentire.

Il gioiello della corona, però, è uno e uno solo. Una cover, per lo più.

E chi poteva portarlo alto se non lei? La Principessa del Pop, la più amata del regno…

Britney Spears.

Brit e Giorgio hanno iniziato parlare di una collaborazione svariati mesi fa e, durante le conversazioni sulla natura di tale collaborazione, la nostra Brit ha espresso il desiderio di incidere una cover della canzone “Tom’s Diner”, originariamente pubblicata da Susanne Vega nel 1987 e dall’inaspettato fascino. Il risultato è spettacolare. La voce di Britney è dipinta di auto-tune in modo quasi artistico, mantenendo quel suo tono da brava ragazza che ha fatto innamorare il mondo, e ci accompagna su un ritmo pericolosamente accattivante prima che il caro Giorgio ci faccia venire voglia di scuoterci tutti con quello che potremmo definire il “break-down” della canzone. Ciò che tuttavia ha reso il brano un successo sin dai primi minuti in rete è stato quel motivetto così infantile e semplice cantato da Britney e che, in men che non si dica, rende la canzone impossibile da dimenticare: “Du-du-du-du, du-du-du-du”. Una droga.

Molte altre canzoni nell’album non fanno altro che convincerci ogni volta di più che questo inaspettato come-back è la cosa migliore che potesse capitare alla musica dance e, tra queste, è di dovere ricordare il duetto con la dama dell’alternative RnB Kelis per il brano “Back and Forth” oppure quello con la giovane Foxes (conosciuta dalla massa per il brano “Clarity” del dj tedesco Zedd) che mette a disposizione la sua dolce, fresca e profonda voce per la traccia “Wildstar”.

Tuttavia Giorgio sa fare anche le cose da solo e ce lo dimostra in particolare con brani come “74 Is The New 24” e “La Disco”, brani strumentali predestinati a diventare tormentoni nelle discoteche, inni quasi malinconici verso gli albori di un genere musicale che contribuì a rivoluzionare la cultura umana in modi molto più incisivi di quelli che qualcuno potrebbe pensare, oggi profondamente cambiato e quasi irriconoscibile.

Giorgio Moroder ha quindi fatto una capatina per dirci che ne lui ne il suo talento, e nemmeno la disco, sono morti. Non ha voluto fare un album che vendesse milioni su milioni o che scalasse le classifiche, non ha voluto infrangere record su YouTube o creare scalpore sui blog, ma semplicemente donare al mondo della musica di alta qualità e, cosa più importante, del sano divertimento.

Sentiremo ancora parlare di Giorgio Moroder, in un prossimo futuro, poiché in questo momento egli è a lavoro, insieme al produttore Red One, sul quinto album in studio di Lady Gaga, rendendolo partecipe di uno dei progetti più attesi (di già) della scena pop internazionale e che, guardando a questo “Deja Vù” che ci ha procurato, si prospetta essere niente di meno che l’album della nostra vita.

Voto: 8,5/10

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