On Wednesday We Review… Charli XCX vs Lorde (SPECIAL EDITION!)

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CHARLI XCX VS LORDE

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Se è vero che la musica scandisce il passare dei decenni, allora possiamo dire che ogni decennio a partire dalla metà del 20esimo secolo ha avuto una o più dive pop a portare alto il nome della musica e dell’intrattenimento.

La prima che mi verrebbe in mente sarebbe Marylin Monroe, ma per un’icona della sua grandezza, le sfumature si sprecherebbero e finiremmo per fare notte. I veri e propri albori delle dive pop sono arrivati quando una certa Cherilin Sarkisian LaPierre, in arte Cher, decise di intraprendere la più scintillante e longeva carriera pop mai vista, tanto immortale da aver raggiunto persino noi dell’era di Internet, intatta. Hanno seguito personaggi come Madonna, regina indiscussa del pop, maga del trasformismo e del fascino mediatico che, dopo aver illuminato gli anni ’80 con la sua gloriosa nascita artistica, decise che non ci saremmo liberati di lei tanto facilmente e grazie alla quale, mille altre piccole dive trovarono un modello a cui ispirarsi per arrivare sulla bocca di tutti. Parliamo delle paladine degli anni ’90: Britney Spears, Christina Aguilera, Gwen Stefani (e i suoi No Doubts) e Beyoncé (e amiche). Con il nuovo millennio, anche il pop si evolve e da ogni dove sbucano artiste che diventano dive pop pur rinnegando quello che era il modello prestabilito del decennio precedente: la brava ragazza, carina e sorridente. Parliamo di Avril Lavigne e dei suoi vestiti da maschiaccio, di P!nk con il suo RnB e i vestiti da poco di buono. Il nuovo millennio ha aperto le porte alla concezione della diva pop come una giovane donna che dovesse arrivare al pubblico in maniera tanto diretta da attirarne l’attenzione e non per forza scatenarne esclusivamente il consenso. Questo ha reso possibile la nascita di star di “tutte le forme e i colori” e ci ha riempiti di dive a tenere d’occhio, incuriositi dalla prossima mossa per ottenere la corona.

Tra il primo e il secondo decennio duemila, la figura della diva pop ha iniziato sempre di più a tendere verso lo scandalo e l’eccesso, la singolarità e la stranezza. Esempio lampante è la nostra amata Lady Gaga che sin dal suo debutto ha portato i riflettori su di se per le sue eccentricità nel vestiario e nel comportamento, abbastanza per far parlare di lei e per far ascoltare la sua musica. A seguire il suo esempio sono state Katy Perry e le sue tette spara-panna, Rihanna con la sua spiccante vena hot e Miley Cyrus con la sua linguaccia da punk del 21esimo secolo. Questa sete di scandalo è cresciuta in maniera esponenziale fino a crollare su se stessa, lasciando spazio a nuove, giovani dive di restaurare a loro piacimento la musica pop. Tenendo da parte Taylor Swift, che da principessina del country, zitta zitta, ha scalato le classifiche di tutto il mondo per crescere e diventare l’artista femminile pop più in voga del momento, l’articolo di oggi vuole portare avanti due fresche donzelle pop della Tumblr Era, tanto diverse quanto uguali nel rappresentare i nuovi, mutevoli confini della pop diva.

Una di loro si chiama Charlotte Ema Atchison, inglese, che trovando nella scena neo-club kid della Gran Bretagna un terreno fertile per costruirsi il suo personaggio e la sua arte, è da poco approdata negli iPod di tutti con il nome di Charli XCX, pop-rocker con la nostalgia degli anni ’90 e delle Riot Grrls, presenza onnipresente di ogni canzone che valga la pena di essere chiamata “hit”.

La seconda, nata da una tempesta nella lontana Nuova Zelanda, porta il nome di Ella Marija Lani Yelich-O’Connor (per gli amici Ella) che, dopo essersi sentita dire all’età di 12 anni che sarebbe diventata una star della musica internazionale, ha deciso che si sarebbe distinta tra tutte, portando il mondo a ripetere i propri calcoli con un alternative-pop che ritrae alla perfezione la gioventù odierna. Una moderna principessa guerriera che si fa chiamare Lorde.

Le loro storie sono molto diverse, così come lo è la loro musica, ma insieme hanno portato avanti un nuovo percorso nella musica pop, arrivando a fare quello che la musica pop dovrebbe saper fare meglio: rappresentare il pubblico, per quanto vario esso sia.

Charli XCX comincia a soli 14 anni a registrare canzoni per il suo album di debutto, sfruttando i mezzi più amati dalle sub-culture giovanili dell’epoca per dare una larga eco al suo lavoro, diventando un vero e proprio personaggio di rilievo su MySpace e aprendole le porte alle collaborazioni più disparate che, grazie alla sua grinta e alle sue capacità di autrice, l’avrebbero portata poco a poco sempre più in alto nella piramide di cristallo. Forte della sua auto-produzione, Charli XCX arriva in pochi anni ad aprire i concerti di star internazionali come Coldplay e Santigold, mentre pubblica numerosi EP e mixtape per mantenere i suoi crescenti fans sempre con qualcosa da ascoltare e ballare.

La chiave del successo per questa giovane artista arriva con tre parole che in pochi mesi sono arrivate ad essere urlate a pieni polmoni da tre quarti della popolazione mondiale: “I LOVE IT!”. E’ infatti lei l’autrice del successo del duo svedese delle Icona Pop, intitolato proprio “I Love It”, che diventa la canzone più di successo del 2012 e porta tutti a chiedersi chi sia questa Charli XCX. Da quel momento in poi, la giovane artista ha tutta l’attenzione che le serve per iniziare senza timore la sua carriera sotto i riflettori mondiali, con un ritmo forsennato quasi quanto quello della sua musica. Ottenendo visibilità grazie a performance in compagnia di nomi come Paramore, Ellie Goulding e Marina & The Diamonds, Charli pubblica nel 2013 il suo primo album in studio per una major discografica, intitolato “True Romance” (a cui contribuiscono personaggi del mondo musicale come Ariel Rechtshaid in veste di produttore e Brooke Candy in veste di co-autrice). Nonostante del buon materiale, si farà conoscere al mondo e ai giovani incollati su Mtv per altre collaborazioni, una su tutte quella con la rapper australiana Iggy Azalea con il quale riporterà in vita il teen-chic anni ’90 di “Clueless” per promuovere il brano “Fancy”, cantandone l’accattivante ritornello con quel suo cipiglio un po’ grunge mentre ricorda al pubblico: “I’m so fan-cy!”. Finalmente arriva un successo che porta il suo nome soltanto, qualcosa di cui potrà ottenere tutti i riconoscimenti e i frutti: “Boom Clap” fa parte della colonna sonora dell’attesissimo film “Colpa delle Stelle”, tratto da un libro best-seller tra i giovani, e si presenta come una canzone sull’impetuoso sentimento amoroso nei giovani, una scintilla in grado di infuocare degli animi già surriscaldati, una dolce e innocente distrazione dal turbinio di negatività che avvolge gli adolescenti.

Il brano è un successo strepitoso portando Charli XCX nella Billboard Hot 100 per la prima volta come artista principale, raggiungendo le posizioni alte delle classifiche di numerosi paesi (prima in Israele, Repubblica Cieca e Stati Uniti) e ottenendo il disco d’argento nel Regno Unito. La canzone viene anche registrata in giapponese e un nuovo video viene registrato per le strade di Tokyo.

L’album del successo si chiama “SUCKER” ed esce il 15 dicembre 2014 ed è un’esplosione di power-pop festaiolo e squisitamente ribelle. Ne escono numerosi altri singoli di successo come “Break the Rules”, un classico per i giovani dagli animi inquieti e menti insoddisfatte con una frase che ci si è ritrovati a pensare almeno una volta nella vita: “Non voglio andare a scuola… voglio solo infrangere le regole!”, e “Doing it” in collaborazione con Rita Ora.

Lorde, dall’altra parte del globo, conduce un percorso del tutto diverso, influenzato anche da idoli diversi che le istigano un senso di ribellione tutto diverso da quello di Charli XCX. Scoperta da un talent-scout all’età di dodici anni, le viene offerto un contratto con l’etichetta discografica Universal dopo il quale inizierà un percorso di ricerca artistica, circondata da autori e musicisti, che la porteranno all’età di sedici anni a lavorare al suo primo album in studio. Al contrario di Charli XCX, Lorde non si getta in numerose collab e decide di chiedere aiuto ad un solo uomo per la produzione del suo album, ovvero Joel Little (una specie di Billie Joe Armstrong neo-zelandese). Dalla collaborazione tra i due nascerà un EP intitolato “The Love Club EP” e infine un debutto discografico, “Pure Heroine”.

Lorde è sempre stata un’amante della musica alternative, citando artisti come Nirvana, Kings of Leon e soprattutto Arcade Fire come sue fonti di ispirazione. “Pure Heroine” è un album synth-pop piuttosto minimal, con suggestioni crepuscolari ed estive che racconta la vita di Lorde e dei suoi amici tra le spiagge e le graziose villette della Neo Zelanda. Questo ritratto di una gioventù piuttosto estranea ai temi della musica pop, abituata a sentir parlare di feste, divertimento e baldoria, è ciò che porta da subito gli occhi di tutti sulla giovanissima cantante, capace di unire questa personalità così noncurante e disinvolta a dei suoni inusuali e accattivanti, con forti potenzialità radiofoniche e pazzescamente orecchiabili.

Ne è l’esempio più lampante il brano che ha fatto schizzare la piccola Ella al top delle classifiche mondiali, facendole guadagnare persino due Grammy.

“Royals” racconta di una gioventù lontana dalle feste e dai sogni fama e lusso, dal guazzabuglio di attenzioni e popolarità in cui sguazza la maggior parte dei giovani di oggi, aiutati dai social media nel sentirsi celebrità per diritto di nascita. Il video della canzone, infatti, raffigura la noia, l’attesa e i piccoli gesti fatti per riempirla di alcuni giovani uomini con nessuna festa a cui partecipare, senza la preoccupazione dei soldi e del successo; il tutto intervallato da una magnetica Lorde che, nonostante i suoi sedici anni, smuove l’animo di molti fissando dritta nella telecamera, come se stesse parlando a te o a me.

La canzone diventa uno di quei mostri mastodontici che riempiono ogni stazione radio e ogni canale musicale. L’indole di Lorde, poi, anti-diva cresciuta a pane e Joy Division, riesce persino ad annullare l’eterna antipatia del mondo rock verso la cultura pop giovanile, attirandone persino il plauso, aiutata dagli apprezzamenti di icone del rock come David Bowie (che definisce la sua la “musica del futuro) e niente popò di meno che Il Boss, Bruce Springsteen, che nel suo High Hopes Tour stupisce tutti con una cover acustica di “Royals”. Ma i successi di Lorde non finiscono qui. Dopo date live sold-out in giro per il mondo e altri singoli di successo estratti dal suo album (tra cui ricordiamo “Tennis Court” e “Team”), la giovane cantante dimostra la sua innata maturità prendendo le redini di un progetto cinematografico-musicale tra i più attesi: la colonna sonora di “Hunger Games – Il Canto della Rivolta parte 1”. Il progetto sembra essere cucito su di lei, rappresentando una pietra miliare nella cultura giovanile affezionata di science-fiction e altre cose geek, e nonostante la sua giovane età, Lorde ci dimostra essere un’artista molto più sicura e preparata di molte altre colleghe più grandi di lei, raccogliendo in un’unica colonna sonora artisti di riconosciuto talento: oltre alle “coetanee” Charli XCX e Ariana Grande, nella colonna sonora appaiono altri nomi di giovani artisti poco conosciuti come Stromae, Raury, CHVRCHES, Miguel, Tinashè, Tove Lo e Haim, affiancati da navigati idoli della musica internazionale come Kanye West, Major Lazer, Bat for Lashes, The Chemical Brothers e persino Grace Jones. E’ tutta di Lorde, però, la canzone principale di questa colonna sonora, intitolata “Yellow Flicker Beat”, una specie di ritratto della protagonista della saga, Katniss Everdeen, come portavoce di una ribellione quasi simile a quella che la nostra Ella vuole portare tra le fila dei giovani demotivati e disinteressati di oggi.

Charli XCX e Lorde sono quindi due giovani donne che, ognuna a modo suo, hanno da poco mosso i loro primi passi nella scena internazionale del pop, portando avanti personaggi e temi diversi ma costituendo entrambe delle specie di piccole ribelli. Da una parte abbiamo Charli, estroversa, frizzante ed energica che vuole dare alla sua musica il gusto della musica punk-rock che tanto ha amato durante la sua adolescenza senza rinunciare al divertimento e alla leggerezza, con il pop-rock e la dimessa maliziosità alla Courtney Love dei suoi abitini dalle spalline calanti e scarpe da ginnastica rovinate, come da brava seguace dell’onda fashionista di Tumblr. Una specie di controparte “bad-girl” della Britney Spears di “Hit me baby one more time”. Dall’altra invece abbiamo Lorde, eroina intellettuale della fetta di gioventù che si rifiuta di seguire il sentiero tracciato del divertimento e se ne costruisce uno tutto nuovo, fatto di riflessioni profonde, lunghi silenzi, conversazioni notturne, amori sinceri e arte. Lorde non ha paura di sembrare strana e spaventosa e si rifiuta di scoprire il suo corpo, preferendo delle mise più sobrie e quasi mascoline, a volte persino accollate, senza però condannare chi decide di farlo, poiché parte della sua giovinezza sta anche nel rispettare le diversità in qualsiasi misura esse si presentino. Vuole far capire alla gente che il pop non è un ammasso di cacofonia elettronica e testi superficiali, ma che si può fare musica pop anche ispirandosi all’alternative e ponendo l’accento su questioni più delicate della vita di un adolescente, senza paura di non essere capita perché sa che è impossibile.

Due artiste completamente diverse ma che tuttavia vedresti bene nello stesso gruppo di amici (e in effetti lo sono, amiche). Perché è questa la nuova musica pop: diversità, punti di vista opposti, temi disparati e tuttavia sostegno nei confronti di compagni e amici di una gioventù troppo spesso non capita e messa da parte. Charli e Lorde cantano ognuna al proprio ritmo, ma verso una direzione analoga. Si potrebbe dire che sono “on eachother’s team”, no?

Ovviamente entrambe hanno dovuto fare i conti con le critiche di chi la musica la ascolta solo per trovare qualcosa che non gli va a genio, mettendo a nudo le contraddizioni della società odierna nei confronti di due giovani donne. Se da una parte Charli XCX è troppo spigliata e espansiva, dall’altra Lorde è troppo particolare ed eccessivamente matura, eccessivamente seria. Le risposte delle due artiste sono state quelle di due giovani sveglie e rispettose di se stesse, additando tali giudizi come frutto della cattiveria infondata insita nella nostra società, sempre più incline alla critica che al sostegno, e sostenendo invece la rottura dell’impossibile schema dell’identità del perfetto personaggio mediatico, preferendo la diversità.

Ognuna di loro può piacere o non piacere ma dobbiamo venire a patti con il fatto che queste due giovani artiste sono quelle che, negli anni, rappresenteranno la nostra generazione, rispecchiandola in quello che è un vero e proprio riflesso della cultura giovanile, ovvero quella pop. Non sono le uniche due (vi pare che vi davamo così poche opzioni?) ma sicuramente sono due tra le più incisive del momento, due nuove reclute di un pantheon di idoli che, se proprio dobbiamo vedere seguite e imitate dalle folle, speriamo almeno ispirino progresso e crescita, sogni e divertimento.

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One thought on “On Wednesday We Review… Charli XCX vs Lorde (SPECIAL EDITION!)

  1. […] Charli XCX, Mikky Ekko, Kylie Minogue, BRITNEY SPEARS (il caps-lock è d’obbligo) sono i nomi più […]

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