“1Q84” di Haruki Murakami

1q84 1

Non è un libro facile questo 1Q84 di Haruki Murakami: il celebrato e talentuoso autore giapponese ci ha messo tante cose, qualcuno potrebbe dire troppe, per raccontare la storia di due persone, Aomane e Tengo e del nucleo di altri individui che ruotano intorno a loro.

E’ un ibrido tra fantasy e fantascienza, due generi non sempre amati dalla critica perché spesso considerati di serie z. Forse il primo è uscito un po’ dal ghetto, ma il secondo, nonostante i tanti capolavori letterari, cinematografici e televisivi, fatica ad essere considerato un genere a tutti gli effetti.

Murakami ha parlato sia dei little people, leggenda presente in ogni angolo della Terra, non solo in Giappone, tanto che è davvero difficile stabilire quale popolo ne ha parlato per primo, sia di universi paralleli e lo ha fatto con eleganza e grazia, per lanciare un messaggio non facile, attraverso gli occhi di Aomane e Tengo, cresciuti con l’evolversi della sua storia.

Due bambini che si sono incontrati per caso e non si sono più dimenticati. E’ bastata una stretta di mano, semplice, forte e tenera. Forse da lì hanno capito che potevano aggrapparsi l’uno all’altra in un mondo difficile, non solo perché ci sono due lune e i little people.

1q84 3Non so, onestamente, se queste ultime due cose rappresentino una qualche metafora, non sono così addentrata nella cultura giapponese per comprenderlo.

Quello che io ho posso capire da questo libro è che Murakami ha cercato, con i suoi mezzi, di venire incontro a noi occidentali, diventando più razionale del solito. Non da molte spiegazioni questo è certo e lascia alcune vicende in sospeso. Quest’ultima cosa mi ha provocato un po’ di fastidio, tuttavia, le spiegazioni sono chiare e semplici, molto più chiare e semplici di certi autori occidentali e soprattutto non mancano di coerenza.

Quindi da questo punto di vista va più che bene.

Stiamo parlando di un autore orientale e in oriente la razionalità non sanno manco dove sta di casa e in genere neanche la coerenza perciò bravo Murakami per questo notevole sforzo.

Quello che però colpisce di più il lettore, al di là delle spiegazioni ben fatte, dei little people e delle due lune, sono i personaggi: prima tra tutte la sua protagonista.

Aomane affascina fin dall’inizio per il suo essere un killer, con tanto di minigonna e tacchi a spillo, con l’anima tormentata e sensibile, che esegue il suo compito, sempre con rimorso, per fini nobili. L’autore giapponese ci fa amare la figura di questa donna e ci pone degli interrogativi niente male: è giusto spezzare una vita anche se per fini nobili? Anche se questo porterà del bene ad altri? Sia Aomane sia la signora che la incarica di commettere questi omicidi si pongono spesso questi interrogativi e finiscono per ripetersi dei mantra per convincersi che va tutto bene, che lo fanno per una cosa giusta.

Aomane è una donna restia ad aprirsi agli altri, a causa di un’infanzia difficile, dove la madre, membro della setta dei testimoni, la trascinava in giro ogni domenica a fare proseliti fin dall’età di tre anni, senza mai rivolgerle un complimento o una tenerezza e rinnegandola nel momento in cui la piccola ha deciso di allontanarsi da loro.

L’incontro con Ogata Shizue, “la signora di Villa dei Salici”, le da l’opportunità di avere una vera amica dopo tanti anni: nonostante la differenza di classe e di educazione, le due donne si comprendono alla perfezione e si legano l’una all’altra, non solo per il “difficile compito” che si sono date insieme. Donne forti, con profonde ferite nell’anima, che usano tali ferite e il proprio dolore per sistemare le cose a modo loro.

1q84 3Tengo, il protagonista maschile, non colpisce subito, un po’ perché è effettivamente difficile trovare una via di mezzo per i giapponesi, tra l’eroe e il cattivo, un po’ perché una persona che fa il ghostwriter a me, di primo acchito, proprio simpatia non ispira.

C’è poi da far notare che Murakami fatica non poco con i personaggi maschili: si vede che si sente più a suo agio a parlare di donne, è un problema abbastanza diffuso tra alcuni autori maschili.

Qui, però, fa un lavoro egregio perché lentamente Tengo ti entra dentro, facendoci capire cosa lo ha spinto a diventare ghostwriter di una sola storia peraltro e rivelandoci una persona sensibile e sola, molto sola, intrappolata in una routine che si è creato e in cui non si riconosce, trovando libero sfogo nella scrittura e nell’incontro con Fukaeri, una ragazza che lo aiuterà a diventare davvero un romanziere e vera autrice de “La Crisalide d’Aria”.

E ovviamente c’è poi il legame tra lui ed Aomane, molto particolare, molto difficile, in cui loro dovranno avere il coraggio entrambi di abbassare le proprie barriere e dare una svolta vera alla propria vita, senza girarsi indietro, senza volere tutte le risposte. Non vi dirò se lo hanno fatto. Dovrete essere voi a vedere e e leggere con i vostri occhi.

E a capire lo strano mondo di Murakami, non così lontano dal nostro.

Sicuramente  è un libro che non manca di piccoli difetti e banalità, ma non esiste l’opera perfetta e l’autore giapponese riesce nell’impresa di far emozionare e riflettere.

E non è poco.

Annunci
Contrassegnato da tag , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: