On Wednesday We Review… “Rebel Heart” by Madonna

OWWR

Eccoci arrivare con la terza nuova rubrica presentata questa settimana (dopo New In Town e Diario Tv), dedicata al mondo della musica pop internazionale… On Wednesday We Review !!!

Dal titolo liberamente ispirato, questa rubrica si occuperà di recensire ogni settimana (di Mercoledì, appunto) uno degli album musicali più in voga del momento e, di tanto in tanto, deliziarvi con qualche articolo speciale che vi porteranno dietro alle quinte di questo mondo scintillante…

Per partire abbiamo deciso di recensire un pezzo grosso del biz… enjoy!

MADONNA – REBEL HEART

Rebel-Heart

“Presto, lo stiamo perdendo!”

Mi immagino questa esclamazione risuonare squillante nella testa di tutti quegli amanti del pop che, nonostante tutto, sono rimasti aggrappati al mantello da Queen di Madonna quando, lo scorso dicembre, ben tredici brani inediti sono finiti online come facenti parte di “Iconic”, tredicesima fatica di Sua Maestà.

Perché quei demo poco più che abbozzati avevano qualcosa di sbagliato, ci facevano dire “E’ sbagliato” mentre scaricavamo l’album in zip, grondando sudore ad ogni mega. Infatti.

Il leak è ormai un evento discografico quasi paragonabile alla pubblicazione di un album, tanto che dopo un singolo apripista il fangirling è così tanto che uno si chiede “Dai ma quando leakkano?”. E poi uno dice che l’industria musicale non è morta.

Madonna, presa alla sprovvista, ha sguinzagliato tutta la forza investigativa che aveva a disposizione per scovare il responsabile, credo mobilitando CIA, Servizi Segreti, Shield, Immacolati e forse anche Lara Croft. Tuttavia è servito ben a poco perché quei brani, per quanto in effetti demo incompleti propriamente rubati (da un fan Brasiliano, forse stanco di essere ignorato con i suoi diecimila commenti alla “Come to Brazil!” sulla pagina Facebook della Queen) erano proprio le versioni “grezze” delle canzoni che sarebbero andate a comporre “Rebel Heart”.

Per salvare il salvabile, Ms. Ciccone ha piazzato su ITunes sei brani in anteprima in attesa dell’uscita ufficiale dell’album, tra i quali persino una collaborazione con la onnipresente Nicki Minaj dal titolo che ci ha fatti alzare a tutti un sopracciglio: “Bitch I’m Madonna”. Ma di questo parleremo dopo.

Il primo singolo ufficiale estratto dall’albumci ha fatti tirare un sospiro di sollievo: “Living for Love” è la prova che Madonna sa fare ancora buona musica pop. Mettendo un attimo da parte il messaggio della canzone, dal vago odore new-hippie che molti hanno giudicato inadatto ad una della sua età (non gliel’avessero mai detto), “Living for Love” è una canzone che ti fa venire voglia di ballare e di cantare, con una produzione molto dance-hall anni duemila con tanto di battimani a cui semplicemente non puoi resistere: se sei in disco e la passano, come per incanto ti ritrovi in mezzo alla pista a urlare “Now lift me up up up up!” e a decidere intimamente di vivere la vita all’insegna dell’amore, anche per il barista che ha il coraggio di chiamare drink quella specie di granita che ti ha servito. Ami anche lui.

Una volta uscito in toto (il 10 marzo 2015) l’album si è rivelato, almeno per me, uno di quelli che non sai se amare o odiare.

Perché “Rebel Heart” è un album in bilico tra le due personalità di Madonna: il genio musicale che è riuscito a restare sulla cresta dell’onda per qualcosa tipo trent’anni, con un orecchio per sonorità innovative e particolari (la raggae-driven “Unapologetic Bitch” e la sonorità quasi dub-ecclesiastica di “Devil Pray”) e quella non più ventenne che si ostenta in ogni modo di risultare “fresca”, “figa”, “moderna” e, ahimè, “swag”.

Ascoltando le ben venticinque tracce che compongono l’edizione Super Deluxe (“Sboronaaaaa!”) dell’album si attua una vera e propria selezione tra canzoni: “Questa si, questa no”.

Molti dei brani presenti seguono la scia di “Living for Love”, confermando il genio di Madonna nel cerare canzoni di altissima qualità che soddisfino i gusti dell’amante della musica da classifica: “Hold Tight”; “Body Shop”; “Inside Out”; “Veni Vidi Vici”; “Graffiti Heart” e altre.

Molte, però, ti fanno stortare la bocca e dire “No”.

Ad esempio “Illuminati” dove Madge fa la parte della prof. new-age spiegandoci che gli Illuminati non sono nulla di ciò che pensiamo e fa un nome che, detto dalla sua bocca, ci ha fatti sobbalzare tutti: “Gaga”. Segue, nella liste dei miei NO, il brano “Holy Water” scritto con quella mina vagante di Natalia Kills (prima questo, poi la sclerata a X-Factor NZ… ahia) dove se quella di Lana Del Rey sapeva di Pepsi-Cola, quella di Madonna sa di acqua santa.

Ma in pole-position non può che esserci lei, la prova che Madge a volte esagera nello strizzare l’occhio ai più giovani: “Bitch I’m Madonna”.

Le premesse per una zarrata c’erano tutte: prodotta da Diplo, in collaborazione con Nicki Minaj, quel titolo.

Come una Regina George trent’anni dopo, Madonna ci ricorda che lei è baddest bitch in town con quell’esclamazione da far accapponare la pelle. Il testo, inoltre, è il tipico testo in cui si punta semplicemente a far sapere che la sua crew è la più cool del block e che quando loro fanno i party o si fanno hard o si va a casa, mischiato ad un mantra del tipo “Sono una brutta stronza, non puoi toccare”. Perfetto. Mettici un pizzico di twerk indemoniato mentre Nicki Minaj, intrufolatasi di nuovo al fianco della regina come un vero e proprio segugio del successo sa fare, ti rappa nelle orecchie con quello che è forse il sound più cattivo e stiloso di oggi. “That’s Miu Miu on my shoes, ain’t got a thing left for me to prove”.

A fine album mi sono detto: “Qualche scivolone lo fanno tutti, tutto sommato è meglio di MDNA” e in cuor mio ho pregato che quest’ultimo brano di cui ho parlato rimanesse nell’ombra fino a sprofondarci. Ma no.

Nonostante l’album non mancasse di materia e nonostante i succulenti espedienti di mercato che ha avuto a disposizione (il leak stesso, una performance ai Grammy che ha alzato gli ascolti e una ai Brits con tanto di caduta dalle scale che ha fatto parlare Internet per GIORNI), “Rebel Heart” non è riuscito a decollare. Debutta “solo” alla seconda posizione della classifica Billboard Hot 100 con 116’00 copie vendute negli USA , raggiunge mondialmente quota 325’000 copie vendute mondialmente per poi scendere drasticamente a 103’000 nella seconda settimana.

Ognuno ha dato una sua personale opinione su questa partenza difficile: qualcuno ha urlato “FLOP!” (si, Little Monsters, sto parlando con voi); qualcuno ha invece lodato l’album scivolando nel Troll, perdendo credibilità ad ogni “E’ UN OPERA D’ARTE!”; altri ancora hanno incolpato il brutto scherzo del leak unito a una tattica di mercato troppo debole da parte della label. Non se lo sono fatti dire due volte.

Nonostante la pubblicazione di “Ghosttown”, una delle canzoni migliori dell’album (con un bellissimo video al seguito), scelto come secondo singolo con tanto di performance affiancata dall’odierna principessina del pop Taylor Swift, la mossa successiva è stata quella di abbandonare completamente il brano e buttarsi sul trash.

Live al “Jimmy Kimmel Show” Madonna ha messo su una performance che ha fatto volare “Ma dove vuoi andare!” da tutte le parti. Iniziando in playback nel back-stage del programma, Madonna appare vestita da quindicenne con felpona, leggins a pinoccietto con stampa, sneakers black and gold e una gran quantità di bling bling; seguita dai resti del copro di ballo dell’unico tour degli LMFAO, Diplo (in completo nero con simboli del dollaro ovunque, attorniato dalle sue bitches) e persino suo figlio Rocco in tenuta da surfer australiano. Il brano, mi chiedete? Che domande….

“Bitch I’m Madonna”.

Ora immaginatevi vostra madre, vestitela con gli abiti meno adatti ad una donna della sua età e ascoltatela cantare “Il basso pompa e mi fa venire voglia di togliermi il top”. Okay, è abbastanza.

Un altro episodio che ha fatto rimanere tutti a bocca aperta (riuscendo quindi nel suo intento) è stata l’apparizione di Madonna durante la performance al festival Coachella del rapper Drake. Unendo due immagini iconiche della cultura pop del nuovo millennio, Drake ha sostituito Nicki Minaj nel video “Anaconda” con Madonna e lei ha sostituito Britney ai VMA 2003 con Drake. Il risultato? Un face palm.

Madonna, in piedi davanti a Drake, seduto, si china e se lo limona; lui fa per metterle la mano sulla nuca ma poi si sottrae al bacio, con espressione disgustata, mentre Madge lascia il palco come una fiera leonessa. Internet è impazzito. Drake disgustato dal bacio di Madonna? “Ma va, il lipstick aveva un sapore da schifo” dice lui. Ci crediamo, dai.

A Madonna invece è stata attribuita l’etichetta di cougar con manie di protagonismo. “Alla sua età?” ci siamo detti. Ma Madonna non ci sta più. L’intera promozione di “Rebel Heart” è costellata da interviste in cui Madge si è schierata in prima fila in sostegno al movimento femminista, proclamando la persistente disparità di diritti e l’ingiustizia della concezione sociale dei sessi. “Se Mick Jagger fa il giovane è un figo, se lo faccio io sono una troia” ha detto. Come darle torto. In poche parole la regina ci ha messo a cuccia a ripensare a tutte quelle volte in cui, magari persino fieri, ci siamo sentiti di reputarla troppo vecchia per fare “certe cose”. Il concept dell’album in generale, sia dagli albori, è stato quello di ribellarsi agli schemi pre-imposti della società, abbracciando concetti quali la libertà, l’accettazione, l’amore e il coraggio. Per molti di voi saprà di roba trita e ritrita e non posso dare torto neanche a voi, ma in un periodo in cui la fetta di società che butta acqua al mulino dell’industria musicale sembra più propensa al culto dell’aspetto, del consumo e della popolarità, non è male avere una voce forte e influente come quella di Madonna a ricordarci che i valori veri sono altri, anche se due tracce dopo mi ci casca in pieno.

Tornando su un piano più pratico, “Reberl Heart” è stato certificato disco d’argento nel Regno Unito e d’oro in Polonia e in Italia, paese d’origine della Ciccone che ancora una volta si mostra solidale al sangue.

La cosa bella di quest’album è che siamo solo a metà strada. La parabola promozionale è al suo culmine, alla vigilia di un Tour mondiale che potrebbe ribaltarne le sorti e con altri singoli che aspettano solo di essere pubblicati, sperando di essere pescati tra quelle canzoni che mettono in risalto le migliori qualità della Regina del Pop e, anzi, ci mostrano un suo lato più romantico e poetico che tuttavia non ci tratterrà dal ballare.

Madonna ha superato da anni ormai quella posizione scomoda dell’industria musicale, dove o fai qualcosa che piace (e vende) oppure sei fuori, al contrario ci ha mostrato la carriera più longeva del pop senza mai cedere di rilevanza. Se da una parte pensiamo che non possa provare di più e che forse, dopo qualche album un po’ traballante, dovrebbe ritirarsi dalle scene musicali e concentrarsi su altro (dite quello che volete ma è un’ottima regista), godendosi il suo conclamato status di icona, dall’altra sappiamo che Madonna è un genio dalla fiamma artistica inestinguibile e che sempre lo metterà al servizio di questo linguaggio universale che è la musica. Sotto sotto aspettiamo già il suo prossimo album perché sappiamo che con qualche strafalcione arriverà anche qualche brano spaziale che ci farà ballare, gioire e twittare:“The Queen is back!”

Voto: 6,5/10

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One thought on “On Wednesday We Review… “Rebel Heart” by Madonna

  1. […] maestra suprema di quest’arte è sicuramente Madonna che vanta la più lunga carriera nella scena pop, sempre al top. Ma a che prezzo? Oggi stesso su […]

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