Il Trono di Spade: commento episodio 5×04 (SPOILER)

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Finalmente anche Recensione Casuali prende parola su una delle serie più succulente degli ultimi anni… Il Trono di Spade!

Meglio tardi che mai, no?

5×04 – THE SONS OF THE HARPY

Terribile.

Se ci fosse chiesto di descrivere la quarta puntata della quinta stagione de “Il Trono di Spade” in una sola parola, sarebbe questa. Terribile. Prima di affilare le spade, tuttavia, continuate a leggere.

Ultima delle quattro puntate sottratte illegalmente alla HBO e diffuse su Internet a poche ore dalla premiere mondiale, andata in onda sul canale Sky Atlantic nella versione originale sottotitolata con il titolo “The Sons of the Harpy”, questa puntata ci ricorda decisamente che la serie tv è destinata ad allontanarsi sempre di più dall’opera letteraria di George R. R. Martin. Già lo sapevamo, ma fa male comunque.

Ma andiamo con ordine. Partiamo dai leoni.

Mentre Tyrion Lannister, che alla fine della puntata precedente avevamo visto rapito dal pragmatico Jorah Mormont, passa da un tipo di prigionia ad un altro con la sua solita parlantina sciolta e saccente, il fratello Jamie Lannister continua la sua avventura da eroe romantico nell’apprestarsi a salvare la sua amata “nipotina” (eeeehm-ehm) Myrcella da quella che si immagina una prigionia piena di dolori e pene. Certo.

Mentre Myrcella passeggia lieta nei Giardini dell’Acqua, noi ci rendiamo conto forse per la prima volta che lo Sterminatore di Re non è più quello che conoscevamo. Senza contare il nuovo taglio di capelli e il nuovo taglio di… ehm… mano, Jamie ci appare molto lontano dallo spavaldo cavaliere scintillante della prima stagione, molto più immerso nella sua battaglia interiore, intento a combattere tra i doveri di un uomo e di un cavaliere e i suoi sentimenti che, per quanto si possano reputare contro natura e a dirla tutta non corrisposti, finiscono per farlo apparire più umano, molto più caldo e più propenso ad ispirare la nostra simpatia. Le ragazze si scioglieranno, reputandolo “romantico” e “combattuto” mentre i ragazzi si godranno le scene che lo riguardano grazie alla compagnia di quella tenera canaglia di Bronn. In una certa misura riusciamo anche a sorvolare sul suo pensiero di uccidere il nostro amato Tyrion se mai dovesse incontrarlo di nuovo. (anche se io stesso ho percepito una punta di tristezza, ahimè).

E se il suo gemello continua sempre di più a mostrarsi sensibile e umano, Cersei Lannister non fa altro che darci motivi per odiarla. La gelosia che la leonessa cova verso il suo amato terzogenito coronato Tommen, scatenata dalla neo-regina Margaery che nelle scorse puntate ci ha portato a qualche momento di ilarità (“Vorrei avessimo del vino, ma è un po’ troppo presto per noi”) prende una svolta del tutto truce. L’arruolamento da parte della Regina Madre dei Passeri (Sparrows in lingua originale) come “milizia ufficiale del Credo” getta Approdo del Re in uno scenario di chaos e violenza così verosimile da farci rabbrividire. I Passeri, veri e propri fanatici con spade in mano e totale libertà da parte dei soldati della città, attaccano coloro che secondo il Credo sono reputati “peccatori” e quindi debiti di morire. Credo che molti abbiano ancora impressa in testa l’immagine del truce militante che, con un’espressione di sinistra soddisfazione e piacere, sgozza un malcapitato che fino a un attimo prima si ritrovava sopra una bella rossa senza vestiti. Ma le cose si fanno più serie.

Sotto tacito indirizzamento di Cersei stessa, alcuni dei bersagli dei Passeri sono gli omosessuali, braccati nelle case di piacere, picchiati e poi uccisi. E qui mi fermo.

Forse è la parte da attivista politico della mia personalità che parla, ma non abbiamo appena assistito ad una presa di posizione di Game of Thrones? Certo, la serie si era professata gay-friendly stagioni fa con l’inserimento di brillanti personaggi LGBT che non si poteva che amare (Oberyn, sigh), ma quando tutti sorridono si tende a non prestare tanta attenzione quanta ne attira un gruppo di folli protetti da un’istituzione che uccide uomini omosessuali definendoli contro natura. Vi ricorda qualcosa?

Il culmine del disagio che i Passeri scatenano in noi si ha però nel vedere il simpatico Loras Tyrell braccato da questi bifolchi. Loras, da sempre a noi noto per la sua sessualità che ci ha donato una delle OTP più dolci e tragiche della serie, ci è sempre sembrato uno di quei personaggi intoccabili. Sempre cauto nel farsi scoprire in atteggiamenti intimi, scaltro nel nascondere le sue preferenze in pubblico (mentre corteggiava Sansa stavo per crederci anche io), vederlo catturato ci ha fatto fermare il cuore per un attimo. La mente ha lavorato veloce: “Se uccidono Loras io smetto di guardarlo”; “No, vi prego, vi scongiuro….”; “NO! NO! NO!”. Per il momento, tuttavia, non ci è dato conoscere il destino del Cavaliere dei Fiori, tanto da farci preferire la versione del libro, dove egli rimane sfigurato in volto durante una battaglia.

A Nord, nel frattempo, assistiamo ad una tenera scena padre-figlio tra Stannis Baratheon e la dolce figlia Shireen alla domanda della piccola “Ti vergogni di me, Padre?”. Senza paura vi dico che anche questo cinico individuo ha rischiato di versare qualche lacrimone, soprattutto per il rivelarsi del lato tenero di Stannis che nonostante fosse tenuto ben nascosto, ci ha sempre fatto intendere la sua esistenza rendendo il personaggio uno dei più amati (nonostante tutto). Nel frattempo, Jon Snow si sta abituando alla sua nuova posizione di Lord Comandante, anche tra i doveri più noiosi che il ruolo impone, e quando abbiamo visto entrare Lady Melisandre nella stanza sapevamo già a che cosa stavamo andando incontro. Melisandre ha il magnifico dono di essere simpatica e antipatica ad episodi alterni: simpatica quando incoraggia la piccola Shireen a nutrire la sua personalità a dispetto del cieco giudizio della madre, antipatica quando osa anche solo pensare di toccare il nostro Jon Snow. Eh no eh, hai già un Re, tieniti quello e tiene le tue manine da sacerdotessa sexy lontane dal nostro bastardo preferito. Momento OTP level tremila quando il caro Jon rifiuta l’offerta della donna poiché ancora innamorato della defunta Ygritte, subito spezzato dal commento di Lady Melisandre “Tu non sai niente, Jon Snow”. Brividi.

Poco più a Sud, a Grande Inverno, torniamo a porre la nostra attenzione sulla bella Sansa Stark, ricordandoci di colpo che è comunque promessa sposa a quel pazzo di Ramsay Bolton e che nonostante lui interpreti la parte del ragazzotto innamorato, sappiamo che sarebbe pronto a farle qualcosa di terribile ad ogni pausa troppo lunga nel montaggio. (Paura aumentata dal commento dell’attrice Sophie Turner sul destino di Sansa, che in questa stagione vedrà la sua vita nuovamente messa in pericolo da due personaggi non specificati). Dopo il racconto sulle vicende della zia Lyanna Stark, Sansa riceve la notizia che sarà lasciata sola da Dito Corto, circondata da nemici, con la sola promessa dell’uomo che se il suo piano debba andare a buon fine, lei si troverebbe ad essere la Protettrice del Nord (E un altro bacio sulla bocca, già).

Ancora più a sud, ma davvero tanto più a sud, nella calda Dorne, Jamie Lannister e il fido Bronn attraccano nella notte, riposano, fanno una veloce colazione a base di serpente e dopodiché si mettono in viaggio verso Lancia del Sole, la capitale Dorniana. Un po’ di azione vecchio stile ci è donata quando i due si imbattono in tre cavalieri e, abbandonata a metà l’idea di fingersi qualcun altro, li uccidono tutti in un combattimento in cui Jamie sembra finalmente comprendere quello che noi tutti abbiamo pensate da tempo ma che a lui è rimasto, a quanto sembra, nascosto: i pro di avere una mano di metallo. Che i Sette siano ringraziati.

Incontriamo inoltre per la prima volta Obara, Nymeria e Tyene, conosciute anche come le Serpi delle Sabbie ovvero le figlie del defunto principe Oberyn, mentre vengono a sapere da Ellaria (che nella serie viene chiamata “madre” da Tyene, lieve inesattezza, attenendosi al libro, poiché Ellaria è madre solo di quattro delle otto Serpi delle Sabbie, ovvero le più piccole) che il principe Doran Martell, loro zio, non ha intenzione di ottenere giustizia sui Lannister per la morte del fratello ledendo la piccola Myrcella, cosa che invece Ellaria è intenzionata a fare (“Che stronza” avrà esclamato qualcuno). Il piano potrebbe essere ostacolato dall’arrivo di Jamie Lannister nel regno del sud, nozione del quale le Serpi delle Sabbie sono venute a conoscenza grazie alle informazioni passate proprio dal capitano della nave su cui ha viaggiato lo Sterminatore di Re. Il poveretto, tuttavia, ha fatto male i suoi conti: si ritroverà infatti completamente sepolto nella sabbia, imbavagliato e coperto di scorpioni; situazione che poi peggiora. Il primo giudizio sulle Serpi delle Sabbie, che nell’opera letteraria iniziano proprio in questo momento ad essere personaggi presenti e attivi nella storia, è più che positivo. Nonostante visivamente lontane da quelle che un lettore accanito si era figurato (dove sono i biondi capelli di Tyene, l’efferata bellezza di Nymeria e la scura mascolinità di Obara?) le ragazze mantengono l’atteggiamento bad-ass che le ha sempre caratterizzate, tradotto filmicamente in un assassinio-lampo a suon di lancia da parte di Obara, tranquilla come se stesse prendendo l’aspirina. Dorniane pericolose e arrabbiate, voleranno teste, più che extention.

Dall’altra parte del Mare Strett, la Khaleesi viene a sapere dal pio Ser Barristan di come il suo defunto fratello Rhaegar amasse cantare, momento tenero subito interrotto dalla richiesta d’udienza di uno dei più antipatici dei personaggi della serie: Hizdar Zo Loraq.

Il Meereeniano vuole convincere Daenerys a riaprire le fosse di combattimento come metodo per placare il malcontento della popolazione nei suoi confronti, parlando di cose come “tradizione” e “gloria”. Roba che di sicuro non incanta la Mother of Dragons. Sfortunatamente. Torniamo ad incontrare delle fresche conoscenze di Meereen, i figli dell’Arpia (dai quali l’episodio prende il titolo) che già avevamo visto cospirare contro il potere di Daenerys nelle puntate precedenti, mietendo Immacolati come steli di grano. In un primo momento non ci siamo preoccupati: qualche mercenario sgozzato, urla, sangue. (La punta d’odio che stiamo iniziando a provare per quella prostituta dai capelli ricci E’ REALE).

Di nuovo però ci troviamo a trasalire sul divano quando vediamo Verme Grigio perire sotto i colpi dei sicari mascherati. Non è possibile. Proprio ora che stava iniziando ad imparare la lingua comune e a superare le menomazioni fisica grazie alla tenerezza tra lui e la bella Missandei… e poi gli Immacolati non erano invincibili? Questo è il caso peggiore di pubblicità fraudolenta mai esistito! E le cose peggiorano… Ser Barristan si ritrova a combattere al fianco di Verme Grigio, per proteggerlo e per far valere la legge della Regina.

Questo momento finirà sicuramente ad essere hashtaggato con #lunedìfeels negli anni a venire perché non credo davvero che molto altro se non il lunedì possa eguagliare la tristezza di una scena del genere: Verme Grigio e Ser Barristan accasciati a terra in fin fi vita, circondati da corpi in una specie di segreta Meereenese dalle parati macchiate di sangue.

I titoli di coda ci assicurano che dovremo tenerci questa tristezza per ancora una settimana prima di sapere che sorte toccherà ai due guerrieri e al resto dei numerosi personaggi che si muovono nel mondo del Trono di Spade. L’episodio non è neanche lontanamente traumatico come altri della serie (“Le Nozze Rosse” al primo posto) ma definisco “The Sons of the Harpy” un episodio ‘terribile’ poiché saremo anche abituati a farci distruggere l’esistenza da morti, guerre e tradimenti… ma tra violenti pregiudizi e la (quasi?) perdita di guerrieri dal cuore tenero, ci siamo fatti una bella sudata anche stavolta.

Una sicurezza però ce l’abbiamo: nel bene e nel male, cono solo quattro puntate all’attivo, la quinta stagione si sta rivelando essere all’altezza delle aspettative che si sono andate a creare nei mesi scorsi. Persino i più contrari alle differenza dal libro si sono ritrovati a mettere da parte l’orgoglio, di nuovo assuefatti a quella droga a cui Mr. Martin ci ha abituati così bene: il mistero.

Valar Morghulis, amici, e alla prossima!

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