La porta sull’estate di Robert A. Heinlein

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Recensire questo libro non è propriamente facile per una serie di ragioni.

Primo: ho già visto e letto diversi “figli” e “nipoti” di questo romanzo, quindi purtroppo molte delle cose che ho letto in “La porta sull’estate” le avevo già viste altrove. Avrei tanto voluto, lo ammetto, poter leggere questa storia con lo sguardo dei ragazzi del 1959 e ci ho provato anche a farlo però non è stato facile. Certe cose, bene o male, le conosco.

Secondo problema non da poco: da pagina 376 a 373 sono state infilate quelle di un altro romanzo, probabilmente quello di “Una famiglia marziana” che fa parte della raccolta “Millemondiestate 1975” di Urania Mondadori insieme appunto a “La porta sull’estate” e “Fanteria nello spazio” e questa la dice  dire lunga sul poco rispetto per i lettori della fantascienza.

Fatte queste doverose premesse bisogna dire che Heinlein dimostrò coraggio non da poco parlando di viaggi nel tempo, degli anni 2000 nonché di gatti in maniera davvero inusitata per l’epoca. Inoltre ebbe pure il fegato di fare un seppur breve accenno agli universi paralleli, senza chiudere del tutto la porta.

Ma andiamo con ordine:

“La porta sull’estate” racconta di Danny Boone Davis e del suo splendido micio, Petronio Arbitro, detto Pete, probabilmente la persona più importante per lui.

Danny vive nel 1970, quindi circa dieci anni dopo la stesura del libro, è un genio, in senso letterale e crea, praticamente dal nulla, degli elettrodomestici che possano lavare i pavimenti da soli, poi anche i vetri e infine crea un super robot in grado di fare tutto, compreso cucinare, grazie ad una specie di “cervello elettronico” che lui gli impianta.

Heinlein è bravissimo a spiegarci in maniera semplice queste invenzioni, rendendo molto verosimile il tutto, visto queste intelligenze artificiali si basano sul modello dei missili “intelligenti”, in grado, cioè, di scovare i propri obiettivi e i proprio compiti.

L’autore non manca neanche di sottolineare il suo disprezzo per lo schiavismo ancora predominante negli anni 50 dove i neri, di fatto, non avevano ottenuto poi questa grande libertà e venivano usati per i lavori domestici più umilianti dalle “signore” dell’alta società americana.

Danny è un genio in campo elettronico, ma un disastro in affari così ha la balorda idea di affidarsi a quello che ritiene essere il suo migliore amico, Myles e a Belle, che lui crede essere la propria fidanzata.

I due si riveleranno essere dei truffatori, in particolare lei, che si scoprirà avere una lista  di crimini lunga come la fame, solo che Danny se ne accorgerà troppo tardi e finirà per essere sbattuto in strada dall’azienda che lui ha praticamente fondato e portato alla prosperità.

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I due gli hanno anche dato un congruo assegno, si fa per dire, per ripararlo dei suoi servigi, tirando fuori carte firmate da Danny senza nemmeno capire cosa stesse firmando.

Bisogna dire che questa è la parte più debole del romanzo anche perché, come lo stesso protagonista spiega, era abbastanza chiaro che Belle non era chi diceva di essere e tanto il povero Petronio, maltrattato più volte dalla stessa, che lo trattava come un cane (!), tanto la piccola Federica, detta Rikky, figliastra di Miles, avevano dimostrato un odio feroce verso la donna, odio che non era affatto l’irrazionale gelosia di due “piccoli” esseri, anzi.

Ma possiamo anche perdonare questa piccola banalità visto che è grazie agli inganni subiti che Danny decide prima di usare il sonno gelido, (dopo settimane passate a sbronzarsi insieme al suo gatto) e svegliarsi negli anni 2000 e poi tornare nel 1970 a preparare la sua incredibile vendetta, creando due aziende concorrenti,  grazie a due amici fidati, John e Jenny, con entrambe le sue invenzioni e per di più rubando i progetti della sua ultima creazione, lasciando così i due truffaldini a bocca asciutta. E ovviamente salvando il povero Petronio dalle grinfie della malefica Belle, che, in origine, lo aveva ucciso con l’aiuto di Myles.

E proprio al micio Pete dobbiamo il titolo di questo romanzo: la porta sull’estate è quella che lui cerca in inverno, furioso con Danny, per la neve che disturba le sue scorribande nel vicinato. Petronio è convinto che cercando cercando alla fine troverà una porta sull’estate e alla fine Danny, dopo essersi unito a Rikky ormai adulta, penserà che il suo micetto aveva proprio ragione.

Perché prima parlavo di un breve accenno agli universi paralleli?

Perché quando Danny ritorna nel 2000 la seconda volta si accorge di un particolare sul giornale dei risvegli (così viene chiamato il quotidiano dove vi è l’elenco delle persone che si è sottoposto al sonno gelido): quando era tornato la prima volta non aveva visto il suo nome eppure avrebbe dovuto farlo visto che il suo secondo risveglio è, come data, antecedente al primo.

Danny recupera il giornale e scopre che stavolta il suo nome è segnato e quindi inizia a pensare di essere finito altrove, che esiste un universo dove il suo Pete muore e Rikki subisce la truffa di Myles e Belle, poi cerca di convincersi che in fondo lui è distratto e potrebbe non averci fatto caso la prima volta e che la linea del tempo è una e lui ha semplicemente fatto ciò che doveva fare, seguendo la linea del suo destino.

Forse è vero. Forse no.

Resta però un fatto inoppugnabile: la prima volta il suo nome non c’era e questa volta c’è.

Accenno affascinante in un romanzo altrettanto affascinante dove si approfondisce soprattutto il protagonista, la sua genialità e il suo rapporto singolare con un animale singolare, troppo spesso bistrattato come Danny stesso ricorda, che gli ha fatto capire che esiste davvero la porta sull’estate.

Stendo un velo pietoso su una delle copertine italiane del romanzo dove vi è disegnato sopra un gatto malefico.

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