“Amrita” di Banana Yoshimoto

amrita

“Amrita”

Un’anima rinasce attraverso la memoria.

“Amrita”, uscito nel 1994, è il settimo romanzo della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, diventata famosa nel 1987 con “Kitchen”.

E’ una storia assai particolare e affascinante anche se, in apparenza, narra delle vicende di una ragazza normale, Sakumi, le cui uniche particolarità sono una sensibilità molto spiccata e un banale incidente domestico che le fa perdere la memoria per diverso tempo e la fa sentire diversa.

Attorno a lei si muove il microcosmo della sua eccentrica famiglia: la madre, l’amica di lei Junko, Mikiko, una cugina e Yoshio, il fratellino di Sakumi, assai più sensibile di lei, nato da un altro padre, il secondo marito di sua madre.

E’ una Tokyo comune e quasi banale quella dove si muove Sakumi, che vive spesso di notte, grazie al suo lavoro al Berries, un locale all’antica dove il padrone le dimostra sempre un grande affetto nonostante le sue stranezze.

amrita-lgSakumi porta sulle spalle due dolori difficilmente superabili: la morte dell’adorato padre, scomparso quando lei era piccola e quella della sorella minore Mayu, un’attrice troppo bella e fragile, vittima della droga e quando perde la memoria si ritrova a doversi riappropriare lentamente del suo mondo e delle persone a cui vuole bene, quasi come un’orfana. Il suo smarrimento è forte e quasi violento, ma la ragazza trova la forza di aggrapparsi alla sua famiglia e alla quotidianità per riuscire ad andare avanti.

Tuttavia altri fattori saranno determinanti per farle riscoprire l’amore e la bellezza della vita, anche nella sua brutalità, in primis i poteri paranormali del fratello Yoshio e l’avvicinamento con lo scrittore Ryuichiro, ex fidanzato di sua sorella nonché l’incontro con alcuni amici di questi ultimi.

 

Lo stile della Yoshimoto è lieve, quasi impalpabile, come qualcuno che cammina in una stanza in punta di piedi al buio, come se avesse paura di svegliare le altre persone che dormono così l’autrice giapponese ci accompagna a piccoli passi nel mondo di Tokyo, Kōchi e Seipan e nel mondo del paranormale con molto tatto, quasi per non urtare la nostra sensibilità e rendendo tutto molto credibile e verosimile.

Il fascino dell’oriente moderno si mescola con quello dell’occidente, in un connubio assai particolare, forse unico, frutto dell’anima dell’autrice, che ama questi due lati del nostro pianeta in egual misura e non lascia mai trasparire stereotipi di nessun genere, in particolare sul nostro paese, che lei conosce davvero bene e che ama profondamente.

amrita2La storia di Sakumi colpisce per dolcezza e profondità, come a voler squarciare un velo sulla spiritualità e sul divino, a volte così immanente a volte trascendente da farci paura, così come Sakumi aveva paura di perdere totalmente le sue memorie e con loro una parte di se davvero indispensabile.

Attraverso la voce di Ryuischiro, la scrittrice ci rivela anche il significato etimologico della parola Amrita, ovvero “acqua che bevono gli dei, è come dire nettare divino. Vivere è come bere, come bere acqua a grandi sorsi”, parole che il ragazzo usa nello svelare il suo desiderio autentico di scrivere un libro sull’amata Sakumi, desiderio che poi realizzerà.

Parole che ancora una volta esprimono il grande amore che la Yoshimoto ha per il creato e la vita, un amore vibrante, appassionante e sincero perché ne svela ogni dettaglio, ogni sfumatura, anche la più tetra, con una serenità disarmante che spaventa e affascina.

Un libro da leggere in ogni istante, in particolare quando si è malinconici e non si riescono a vedere spiragli di luce.

 

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